Recensione su F come falso - verità e menzogne

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F come falso / 2 Maggio 2020 in F come falso - verità e menzogne

In uno dei primi esempi di mockumentary della storia del cinema, Welles ci propone la storia del falsario ungherese De Hory e del falso scrittore di biografie Clifford Hirving. Le due storie si intrecciano fino a che allo spettatore diventa impossibile riconoscere dove sta il falso e dove sta il vero.
Welles ripropone la tematica dell’impossibilità di riprodurre il vero in un’opera cinematografica ed,in generale, in un’opera d’arte, già affrontata nel mediometraggio capolavoro “Una storia immortale”. Un fatto diventa ontologicamente un non fatto, una menzogna, una volta che questo viene raccontato: così come De Hory si è guadagnato da vivere copiando quadri falsi, lo stesso Welles approda ad Hollywood dopo l’epica(e falsa) narrazione della Guerra dei Mondi alla CBS Radio. E Welles racconterà una storia vera, quella di William Randolph Hearst, ponendola al pubblico come una storia falsa, quella di Charles Foster Kane, in quello che da molti viene considerato il più grande film di tutti i tempi. L’arte è il velo oscuro che impedisce di distinguere Verità e Falsità: toglierne il velo risulta, agli occhi di Welles, impossibile. In “Una Storia Immortale” Mr. Clay muore dopo aver realizzato il folle di sogno di veder realizzata una storia solamente immaginata; in F come Falso, Welles conclude la sua carriera di Autore e di Attore citando nella prima sequenza Houdini:
“Il mago non è altro che un attore che interpreta un mago”

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