Recensione su Un incendio visto da lontano

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M / 14 Settembre 2020 in Un incendio visto da lontano

Eticamente appare encomiabile, sebbene non certo originale: sono gli europei ad aver distrutto popoli altrimenti liberi. Ma non ho usato il verbo “apparire” per caso: questa visione dell’Africa è soprattutto una raccolta di triti cliché eurocentrici, è pura apparenza: ritmi tribali, capanne di fango e paglia, danze della pioggia, coccodrilli, scimmie, tette al vento, preghiere al sole e alla luna, stregoneria (che funziona), una dieta che si basa in prevalenza sulle banane. Che possa esistere qualcosa di anche solo lontanamente moderno o razionale non è contemplato, neanche se ci si trova alla fine del XX secolo. La modernità può essere solo dei camion e delle motoseghe europei (o degli africani europeizzati). Emblematica, da questo punto di vista, la scena che mostra l’esaltazione del villaggio, esaltazione condita di violenza tra l’altro, verso un copertone (la ruota!): siamo al limite dell’insulto.
Qualche merito estetico ci sarebbe anche (sebbene Iosseliani abbia fatto cose molto migliori), ma il razzismo implicito è imperdonabile, e lo era anche trent’anni fa quando il film è uscito.

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