Estate violenta

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Estate violenta

Estate del 1943, Carlo figlio di un gerarca fascista e forse per questo esente alla leva trascorre ore liete con i suoi amici e in particolare con Rossana. Conosce per caso Roberta, vedova di guerra e piano piano nasce una storia nonostante la diffidenza delle due famiglie. Dopo l'armistizio la coppia decide di fuggire in treno ma il viaggio viene interrotto a causa di un bombardamento. E' il momento per Carlo di smetterla di sfuggire alla realtà e raggiungere il fronte dove si compierà il suo destino.
leodefrenza ha scritto questa trama

Titolo Originale: Estate violenta
Attori principali: Eleonora Rossi DragoJean-Louis TrintignantJacqueline SassardCathia CaroLilla BrignoneRaf Mattioli, Federica Ranchi, Giampiero Littera, Bruno Carotenuto, Tina Gloriani, Enrico Maria Salerno
Regia: Valerio Zurlini
Sceneggiatura/Autore: Suso Cecchi d'Amico, Valerio Zurlini, Giorgio Prosperi
Genere: Drammatico, Storia, Romantico
Durata: 100 minuti

12 Novembre 2014 in Estate violenta

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Estate violenta

Opera interessantissima quella diretta da Valerio Zurlini nel ’59. L’Estate violenta è quella del 1943, quando il 25 Luglio cade il ventennale regime fascista. E’ la radio ad annunciare la caduta del governo Mussolini e trasmette la dichiarazione del maresciallo Badoglio. In questo momento lo spettatore vede così la reazione di un popolo oppresso da vent’anni di regime, l’animo dell’italiano che scoppia come una bomba: le case del fascio vengono prese d’assalto ed i gerarchi vengono pestati. Azioni impetuose ed impetuoso del resto è l’amore fra i due protagonisti dell’opera. Le scene prese in esame nelle righe precedenti non sono legate all’incipit della pellicola, una pellicola che rimanda lo spettatore agli ultimi anni del fascismo. Ambientata nell’Estate del ’43, l’opera inizia presentando un giovane rampollo della ricca borghesia riminese, tal Carlo Caremoli un ventenne interpretato da Jean Louis Trintignant (lo ricorderete sicuramente per Il soprasso di Dino Risi, Tre colori: film rosso di Kieslowski, Finalmente Domenica di Truffaut o lo spaghetti western Corbucciano Il Grande Silenzio). Carlo pur essendo il figlio di un gerarca è una figura antifascista: è moderato, ascolta musica proibita, quella proveniente da Oltreoceano, jazz “negro” che il regime voleva allontanare dai salotti borghesi delle città, addirittura studia all’università ed usa il trucchetto degli esami da sostenere per evitare la leva militare, la cosa gli riesce anche grazie all’influenza paterna.

Arriva a Riccione a bordo di un treno ed è qui per trascorrere le vacanze assieme al suo gruppo di amici, delle persone che sembrano vivere in una bolla, protetti dal regime a cui fanno parte pur non volendo. Anche loro vorrebbero vivere in un contesto migliore, come il nostro sono degli esterofili, ballano sotto le note di Temptation e si atteggiano a divi o dive dei film hollywoodiani. Le donne sono particolarmente disinibite, comportamento che mal si sposava con la politica del fascismo verso il gentil sesso. Nella loro spensieratezza non sembrano rendersi conto del periodo storico in cui stanno vivendo. Li vediamo brindare, ritagliarsi degli spazi di normalità, passare le giornate in spiaggia, al cinema, illudersi e dimenticare che fuori c’è un regime. La quotidianità del gruppo è interrotta da un primo evento, la guerra entra nelle vite dei nostri in modo trasversale, quando un aereo della Luftwaffe vola a bassissima quota lungo la spiaggia in cui soggiornano. E’ in questa occasione che Carlo si imbatte in Roberta, una bella Milf con una bambina terrorizzata dall’aereo. Sarà Roberto a tranquillizzare la piccola Colomba e ad approfondire la conoscenza della trentenne Roberta. Da questo momento la rispettabilità borghese della giovane mamma verrà sempre meno. Sposata con un eroe di guerra deceduto durante un’azione militare, la giovane Roberta si innamora di Carlo compromettendo il buon nome della sua famiglia. una famiglia che non vuole avere niente a che fare con gli ambienti da cui proviene il giovane.
Indifferenze, preoccupazioni, diffidenze, facciate da salvare, apparenze, sono questi gli ingredienti del film. Un paio di scene mi hanno colpito a tal punto da scriverne in materia. La prima è ambientata nel salone della villa di Carlo, qui si balla sotto le note di Temptation. Abbiamo così un intenso gioco di sguardi fra Carlo e Roberta che vanno in giardino per baciarsi.Quindi, nonostante la guerra ci si ostina a divertirsi, si esorcizzano le paure La seconda invece, più politica, riguarda l’annuncio della fine del regime (ma non del conflitto). Con gli assalti e i raid contro i gerarchi emergono gli effetti di vent’anni di repressioni. In questo momento lo spettatore vede così la reazione di un popolo oppresso da vent’anni di regime, l’animo dell’italiano che scoppia come una bomba: le case del fascio vengono prese d’assalto ed i gerarchi vengono pestati, le tragedie personali diventano collettive. Gli squadristi che vent’anni prima andavano in gruppo a purgare una o due persone, si trovano barricati in casa, terrorizzati. Nella rappresentazione dell’antagonista, il fascista pur apparendo stereotipato (il padre di Carlo è pelato e si atteggia a uomo d’azione) non è una macchietta, nel suo essere spregevole preannuncia quello che accadrà da lì a poco ovvero la trasformazione dei tedeschi da subdoli alleati in nemici terribili. La pellicola è un gioiellino, ci fa fare delle domande ed è interessante dal punto di vista storico. Ve la consiglio caldamente e trovate il film completo qui sotto.

DonMax

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L’estate del ’43. / 23 Giugno 2014 in Estate violenta

Elegante e viscerale, il film di Zurlini sembra vivere di opposizioni apparentemente inconciliabili eppure possibili, come i sentimenti che avvicinano ed allontanano i due protagonisti, divisi da posizioni (e convenzioni) sociali che, nel solco del mélo per antonomasia, li struggono, li consumano e (vedi l’abbandono, con rimorso, della piccola Colomba) fanno loro compiere gesti dal sapore definitivo, se non avventato.
Benché causa degli intrecci e degli sviluppi narrativi, le importanti vicende storiche che circoscrivono il racconto passano in secondo piano dinanzi al “pasticcio” amoroso che obnubila le coscienze ed oscura in parte i tormenti personali di Carlo, ignavo per via di inespressi tormenti edipici.

La bella fotografia in b/n di Tino Santoni e le musiche di Mario Nascimbene (con il bel tema musicale in inglese cantato da Teddy Reno) si sposano adeguatamente all’atmosfera tesa ma sovente languida del film, anche se talora, ingiustificatamente, il tappeto musicale diventa troppo didascalico, con intermezzi militareschi francamente ingenui.
Credibile l’animata sequenza finale, decisiva, del bombardamento aereo.

Trintignant perfetto per il ruolo, la Rossi Drago a tratti incerta (talvolta ingessata, in alcuni momenti struggente). Cameo di Enrico Maria Salerno, incisivo e mussolinianimamente calvo: questa esigenza di scena mi ha ricordato molto quella a cui si è prestato anche Michele Placido ne La sconosciuta di Tornatore. Mi trovo a riflettere blandamente sul fatto che un cranio totalmente glabro, cinematograficamente parlando (vedi anche il Kurtz di Coppola/Brando, tra i primi che mi vengono in mente), è sempre foriero di una certa violenza d’atto e di pensiero, di derive psicologiche.

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