Recensione su Fuga da Alcatraz

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27 Dicembre 2013

Un film volutamente scialbo e anonimo, come la vita dei reclusi.
Cupo come una cella, lento come le giornate trascorse a contare i giorni che separano dalla libertà.
Proprio la fedele riproduzione (che diventa metafora visiva-cinematografica) della austera vita carceraria é il maggior pregio (forse l’unico) di quest’opera.
Fedele pure l’indeterminatezza che aleggia sul finale (come nella realtà: nulla si seppe dell’esito della fuga di Frank Morris e dei fratelli Anglin).
Per il resto é un film che sopravvive (all’oblio) soltanto per la sua notorietà, una fama probabilmente ingiustificata e dovuta esclusivamente alla suggestione che evoca l’evento rappresentato. Un evento mitizzato e assurto al rango di evasione per antonomasia, nonostante la fuga narrata, peraltro abbastanza fedelmente, non sia la sola riuscita (o ipoteticamente tale) nella storia del carcere di massima sicurezza dell’omonima isola della baia di San Francisco.
Probabilmente buona parte del successo (passato) di questa pellicola è dovuta all’efficacia (anche) onomatopeica di un titolo indubbiamente leggendario ed evocativo.
Eastwood efficace nella sua insipidezza, che tuttavia meglio si sposa con le sue rappresentazioni di personaggi del selvaggio west.

2 commenti

  1. Bisturi / 27 Dicembre 2013

    Non sono d’accordo! Questo è un gran film carcerario, asciutto si, molto, ma non anonimo, non scordiamoci che tratta di una storia vera ed affascinante, l’unico tentativo di fuga “riuscito” dal roccioso carcere di Alcatraz. Per me è un cinema maturo, maschio ed assai feroce, dove la collaudata coppia Siegel/Eastwood da il meglio, nonostante Clint non sia questo grosso attore (molto meglio come futuro regista). E il finale enigmatico ed incerto è bellissimo, la sicurezza del carcere ormai è stata violata e anche se il direttore spera nella morte dei tre fuggiaschi, poco importa loro ora sono liberi. Bello e riuscito. @hartman

  2. hartman / 27 Dicembre 2013

    Devo dire che in generale a me non garbano i film carcerari e forse il mio giudizio è inficiato da ciò. Quello che intendevo dire nella recensione è che, a mio avviso, lo stile utilizzato nella pellicola, nonostante sia a suo modo eccellente nel rappresentare ciò che deve rappresentare (anche come metafora visiva), alla fine gli si ritorce un pò contro.
    Detto ciò, quanto alla verosimiglianza storica è abbastanza fedele (mentre è totalmente infedele la parte sul quarto uomo), ma un pò disonesto nel lasciar credere:
    a) che tutti i tentativi di evasione precedenti non siano riusciti (c’è quello di Cole e Roe, che forse è più riuscito di quello di Morris);
    b) che il carcere sia stato chiuso per quell’evasione (quando invece fu chiuso principalmente per ragioni economiche).

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