20 giugno 2015

Georges Méliès è universalmente riconosciuto come il padre degli effetti speciali e in un periodo in cui l’entusiasmo per l’invenzione dei Lumière andava via via scemando diede, con la sua genialità, nuova linfa all’arte cinematografica.
Dopo i primi corti in cui si era limitato essenzialmente a imitare i Lumière (proponendone addirittura un remake nel suo esordio alla regia) o ad utilizzare tutt’al più vecchi trucchi da teatro, con questo film Méliès intraprese la strada degli effetti speciali di tipo prettamente cinematografico, utilizzando per la prima volta una dozzinale tecnica di montaggio (già sperimentata dalle industrie Edison un anno prima in The execution of Mary, Queen of Scots) consistente nella sospensione delle riprese al fine di modificare la situazione inquadrata (la donna che scompare, lo scheletro che appare al suo posto, la donna che ricompare nuovamente).
Per il suo esordio personale in questa nuova concezione di cinema Méliès utilizzò un appropriato soggetto ispirato al mondo della magia, interpretando egli stesso il ruolo dell’illusionista.

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