Recensione su Ercole A New York

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Schwarzy quando iniziava / 7 Novembre 2013 in Ercole A New York

La versione americana di un peplum di serie Z all’italiana. Una chicca del genere trash, nota perlopiù per spezzoni su YouTube rubati a Telesanterno, su cui sono riuscito a mettere le mani. La potenza della comicità involontaria (difficile cogliere il sottile confine con quella volontaria) ha dell’assurdo e Arnold, benché imberbe 23enne, è più pompato che mai: perfetto per interpretare un Ercole figlio di Giove desideroso di vedere il mondo dei mortali e che finisce nella Grande Mela.
Al suo primo film, Schwarzy era già l’attore più famoso della pellicola, giacché gli altri hanno il dubbio merito di essere stati ancora più misconosciuti già all’epoca. E, dalla loro recitazione, posso capire perché.
Un’introduzione che se avessi saputo essere di un kolossal avrei preso sul serio, ma che appartenendo a questo film strappa già delle risate; scene la cui durata, a prescindere dalla loro importanza, è a random; dialoghi semplicissimi, stucchevoli e prevedibili; evidente mancanza di mezzi per la realizzazione di pur basilari effetti speciali, che costringe ad inquadrature assurde; saette di Giove che sono chiaramente pezzi di grata piegati all’occorrenza; un Olimpo particolarmente pieno di dee lascive. Queste le caratteristiche.
Questi, invece, i momenti clou: Arnold che, a bordo di una biga, frusta un tizio in macchina; un ralenti nel combattimento finale che dev’essere costato metà del budget a disposizione; un “momento dei ricordi” con spezzoni dello stesso film visti appena mezz’ora prima, che strappa l’applauso definitivo per l’ingenuità.
Nell’ora e venti di cui consta questo capolavoro si fa uso e abuso della massa muscolare di Arnold (i cui pettorali vengono fatti danzare un paio di volte), tanto che, per cimentarsi in prove ginniche, Ercole si toglie un capo d’abbigliamento alla volta, restando a torso nudo ma con il berretto di lana in testa. Tutto giusto.

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