10 Recensioni su

Era mio padre

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Hanks fuori ruolo / 27 Gennaio 2018 in Era mio padre

Un gangster movie fuori tempo massimo, fotografato in maniera esemplare da Conrad L. Hall a cui è dedicato il film. Io dico che Mendes ha fatto una serie di madornali errori di casting a partire da Tom Hanks nei panni di un protagonista che doveva avere i tratti del duro; non che io sia della teoria lombrosiana, ci sono anche ottime eccezioni che confermano la regola del volto rude e spigoloso per il gangster, ma il pacioccone Hanks non è tra queste. Il rapinatore giuggiolone, reso ancor più goffo da uno spolverino più largo di qualche taglia, viene accompagnato da un inadatto e impacciato giovane Tyler Hoechlin. Anche il grande Paul Newman, qui all’ultimo ruolo della sua brillante carriera, non pare molto a suo agio nei panni del padrino di turno. Ne esce invece molto bene Jude Law nei panni del viscido fotografo-killer dalla calvizie incipiente, così come Daniel Craig in quelli dell’irascibile e stupido figlio di papà. Musiche di Thomas Newman un po’ farraginose, ci sono alcune sequenze che valgono l’intero film come quella della resa dei conti finale, in cui l’immagine dell’ammazzato compare da una porta a specchio che si apre.

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” A chi mi chiede se Michael Sullivan era una brava persona o solo un poco di buono, io dò sempre la stessa risposta: “era mio padre”.” / 8 Agosto 2017 in Era mio padre

Mendes sa girare bene, anzi benissimo. “Era mio padre” è un piacere per gli occhi che non smette mai di incantare visivamente lo spettatore,”rapito” dai movimenti della cinepresa, dalla fotografia e dalla magnifica ambientazione “proibizionista”.Tutto questo però sembra mancare nei personaggi, mai davvero approfonditi ma semplicemente accennati (basti pensare al personaggio di Daniel Craig), e nella trama (le rapine in banca sono noiosette, manca un po’ d’azione).Hanks sottotono, menzione d’onore a Jude Law.

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Hanks fa il cattivo e Newman chiude in bellezza / 1 Ottobre 2016 in Era mio padre

Dopo il successo di American Beauty, la seconda regia di Sam Mendes è un gangster movie sui generis, tendente al drammatico, piacevolmente lento ma tutto sommato non entusiasmante.
Tom Hanks si confronta con un ruolo da pseudo-cattivo o cattivo-suo-malgrado, con una recitazione pacata sicuramente atipica per il genere.
Ultima apparizione sul grande schermo per un monumento come Paul Newman, che a quasi ottant’anni mostrava ancora un discreto fascino senile e di non aver perso la capacità di recitare.
L’ambientazione nei primi anni Trenta è forse l’aspetto più suggestivo della pellicola, insieme alla fotografia di Conrad L. Hall, quasi coetaneo di Newman, con cui aveva condiviso il set in Butch Cassidy (anche allora come direttore della fotografia, ruolo ricoperto anche in American Beauty). Sue le meravigliose tinte fosche, i verdi tendenti al grigio, le atmosfere plumbee, le affascinanti luci notturne (pur nell’evidente artificiosità delle stesse).
Discutibile la traduzione del titolo in italiano, che toglie di mezzo il significativo gioco di parole dell’originale.

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Bel film / 10 Luglio 2016 in Era mio padre

Ottima prova di Sam Mendes, non la migliore, ma certamente ampiamente degna di nota. La storia intanto è molto coinvolgente ed appassionante, e il racconto dello sviluppo del rapporto tra il padre e il figlio è molto ben fatto. Così come sorprende in positivo la fotografia. Forse il difetto è quello dell’essere un po’ prevedibile, ma ci si passa tranquillamente sopra. Il cast poi è qualcosa di eccezionale: Hanks, Newman, Law, Jason-Leigh, Tucci e Craig. Su tutti, oltre al protagonista e al mitico Paul Newman, al suo ultimo lungometraggio, mi ha particolarmente colpito il personaggio di Jude Law.

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13 Ottobre 2013 in Era mio padre

Il secondo lungometraggio di Sam Mendes è un noir ambientato durante gli ultimi anni del Proibizionismo, che sfrutta la cornice malavitosa per raccontare un rapporto padre-figlio in due sensi: il rapporto di sangue e il rapporto intessuto tra estranei,tanto forte da avvicinarsi a quello biologico. Con un cast magnifico ( Paul Newman padre acquisito perfetto), una fotografia chiaroscurale fatta come si deve e una OST riuscitissima, il film scorre come niente, puntellato qua e là da scene memorabili ( l’uccisione sotto la pioggia, solamente musicata e senza dialoghi) e costantemente supportato da una regia stupenda fatta di campi lunghi evocativi e primi piani e da personaggi affascinanti ( Jude Law veramente bravo a tal proposito, inquietante fotografo, che mi è parso una mezzo omaggio a Alex Delarge per la violenza, lo stile di guida e la bombetta) e con un finale che mi ha commossa.
Tanto bello, da non sottovalutare.

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fotografia indimenticabile! / 28 Dicembre 2012 in Era mio padre

Un 9 per la fotografia e un 7 per tutto il resto.

Era mio padre / 30 Novembre 2012 in Era mio padre

Sam Mendes, alla sua seconda regia dopo american beauty, dirige un buon film, di alto livello. Il lavoro di Mendes è quasi impeccabile, le sue scelte registiche sono notevoli (da ricordare la penultima uccisione eseguita da Tom Hanks, svelataci lentamente dalla porta specchiata). Nota di demerito a Tom Hanks, un po’ troppo monocorde, arriva alla semplice sufficienza, e abbassa il voto finale del film. Buona anche la sceneggiatura, non troppo spinta emotivamente ma ben studiata e articolata in diversi ottimi momenti. Plauso a Jude Law, notevole.

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Peccato… / 7 Giugno 2012 in Era mio padre

Il film è ambizioso nonostante la trama a stampo Gangster Americano già calcata migliaia di volte.
La partenza è bruciante e tiene incollati allo schermo per un bel po ma poi si perde in una atmosfera semi-drammatica nel rapporto padre figlio e non presenta alcun colpo di scena finale se non l’affermazione del super uomo

22 Marzo 2012 in Era mio padre

Sam mendes dopo gli oscar per American Beauty si crede un grande regista e allora con vezzi d’autore sforna questa ciofeca che come per chi ha spermatozoi poco mobili risulta uno sterile esercizio di stile.

30 Agosto 2011 in Era mio padre

Ambizioso e troppo autocompiaciuto, per i miei gusti: troppe le sequenze francamente inutili, in cui vengono esaltate le pur pregevoli scenografie ed i costumi, a discapito del pathos narrativo, fortemente discontinuo e concentrato nella sola parte centrale, legata alla fuga di Sullivan dal sicario.

Fastidioso il commento musicale onnipresente e, per i miei gusti, eccessivamente solenne e cupo: il dramma incombe o si è già svolto e ne presagisce altri, va bene, ma non occorre suggerirlo per due ore e spiccioli di visione in maniera tanto gratuita ed insistita.

Salvo solo la bella fotografia, le già citate scenografie ed la coerente ricostruzione storica.
Per il resto, si tratta di un polpettone in cui l’inespressività degli attori (vedi, Hanks e Craig, letteralmente impalato) o, al contrario, il loro gigioneggiare (vedi, Law, imbruttito male) sono eccessivi.

Come non parlare, poi, del doppiaggio abbastanza infelice?
Su tutte le voci, ho trovato addirittura fastidiosa quella di Mr.Rooney/Renato Izzo.

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