Enemy

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Enemy

Adam Bell è un insegnante di storia che, in un film di qualche anno prima, vede un attore che gli somiglia in maniera impressionante e decide di andare alla ricerca dell'uomo.
Andrea ha scritto questa trama

Titolo Originale: Enemy
Attori principali: Jake GyllenhaalJake GyllenhaalMélanie LaurentMélanie LaurentSarah GadonSarah GadonIsabella RosselliniIsabella RosselliniJoshua PeaceJoshua PeaceTim Post, Kedar Brown, Darryl Dinn, Megan Mane, Misha Highstead, Alexis Uiga, Kiran Friesen, Loretta Yu, Stephen R. Hart, Paul Stephen, Mostra tutti

Regia: Denis VilleneuveDenis Villeneuve
Sceneggiatura/Autore: Javier Gullón
Colonna sonora: Saunder Jurriaans, Danny Bensi
Fotografia: Nicolas Bolduc
Costumi: Renée April
Produttore: Niv Fichman, François Ivernel, Cameron McCracken, Victor Loewy, Mark Slone, Miguel A. Faura
Produzione: Canada, Spagna
Genere: Thriller
Durata: 91 minuti

Dove vedere in streaming Enemy

Da Fichte alla finzione / 16 Gennaio 2022 in Enemy

Molti interpretano la storia di “Enemy” come la trasfigurazione di un caso di schizofrenia, laddove in parte si potrebbe considerare che il protagonista, Adam, un docente di Storia all’università, nel momento in cui si sdoppia in Anthony, l’attore esuberante e spigliato che sarebbe voluto diventare, proietta un altro sé stesso in quanto coscienza che genera un intero mondo attorno a lui. La produzione si riferisce all’enigma dell’identità e della disidentificazione, ma i dialoghi troppo scarni e qualche lacuna nella sceneggiatura non fanno emergere questo aspetto, offuscato da situazioni che richiamano il tòpos dei gemelli e la dissociazione psichica.

Il regista strizza poi l’occhio a “Wide eyes shut”, introducendo un filone carnale che, come il registro onirico, è mal integrato. Anche la dimensione politica della parte iniziale resta appiccicata.

La fotografia e la recitazione degli attori sono degne di nota, nondimeno la produzione manifesta alcunché di irrisolto. Va qui precisato che i limiti della produzione riflettono, in una certa misura, quelli del romanzo di José Saramago, “L’uomo duplicato”, cui la pellicola si ispira.

Non sappiamo se la realtà sia un’allucinazione individuale o collettiva, ma sappiamo che è un incubo ad occhi aperti.

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Quante interpretazioni… / 27 Novembre 2018 in Enemy

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un docente universitario non particolarmente felice della sua vita, scopre per caso di avere un sosia che lavora nel mondo del cinema.
Da qui nascerà una ossessione fino ad andare a conoscerlo. L’intreccio ovviamente diventerà ancora più fitto.
Un film che coinvolge senza che neanche te ne accorgi. Lo vedi e i chiedi molte cose al riguardo. Il perché dei ragni, il come mai questa ossessione maniacale del protagonista che poi diventeranno due, del rapporto e della figura che il regista vuole far intendere della donna/moglie/compagna dei due.
Lo devo riconoscere che finito il film sono rimasto interdetto. Ma la sensazione che mi stessi perdendo in un bicchiere d’acqua era sensibile e quindi, grazie alle recensioni precedenti, oggi sono andato a leggere un articolo di un link postato e li ho chiarito bene la mia posizione e arricchito anche il significato dell’opera.
L’allegoria del ragno, della ragnatela in diverse sfumature, l’ossessione del rapporto di coppia e il non riuscire ad uscire da una situazione opprimente, ripetitiva e alienante, mi erano in parte chiare ma poi, leggendolo, mi sono fatto chiarezza (scusate la ripetizione).
Anche se la possibile doppia personalità del protagonista potrebbe anche essere una seconda chiave di lettura, il protagonista vede la sua vita in trappola come in una ragnatela tessuta dal un ragno che altri non è che la moglie o compagna. In questo film la donna viene rappresentata come una vera e propria reclusione alla quale ogni uomo (in questo caso loro due) tentano di evadere ma che poi alla fine (come si vedrà benissimo anche in modo particolarmente efficace e spaventoso) non potranno mai scappare.
Jake Gyllenhaal è magistrale nell’interpretare i due SOSIA ma anche il regista riesce ad intrappolare come in una ragnatela lo spettatore in attesa di capire cosa accadrà. Un film con moltissimi riferimenti, compresa l’argomento della lezione di lui docente ovviamente non per caso…
Da vedere e molto probabilmente da rivedere dopo aver letto l’articolo (grazie a Markuz) che posto anche io.
SPECIALE – TENTANDO DI DECIFRARE “ENEMY” di Denis Villeneuve (2014)
Un thriller psicologico e machiavellico.
Ad maiora!

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L’inautenticità è nel film / 4 Giugno 2018 in Enemy

Enemy sembra per un po’ un film sull’angoscia metafisica del doppio, o forse una riflessione metaforica sull’inautenticità della vita; ma l’accumularsi di scelte narrative del tutto gratuite, fino al culmine di un finale privo di senso, rivela qualcosa di diverso: questo è un film costruito appositamente per disorientare, un meccanismo di consumo culturale in grado di suscitare interpretazioni infinite, visto che è privo in partenza e programmaticamente di qualsiasi significato. L’inautenticità è nel film, non in quello che rappresenta.

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Il Fascino della Distrazione / 12 Ottobre 2017 in Enemy

A Villeneuve garba più giocare al gatto col topo, creare confusione e sconvolgere lo spettatore con giochi da settimana enigmistica anziche porre attenzione all’ancestrale simbolismo, finendo in qualcosa la cui suggestione è solo nella distrazione.

Caos e doppelganger / 6 Luglio 2017 in Enemy

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Interessante il tema del doppio dal sapore onirico, con qualche strizzatina d’occhio a Lynch e a Kubrick, ma, in conclusione, la sovrabbondanza di metafore e un gioco narrativo troppo poco chiaro mi hanno precluso la possibilità di divertirmi davvero.

Premesse ottime: praticamente, nello stesso uomo convivono due metà, una mite, l’altra un po’ meno (Cronenberg e King docent), che si ignorano per un po’ di tempo, finché una delle due non sente il bisogno di (ri)farsi viva. Linee narrative e temporali si intrecciano in maniera complessa per raccontare di ribellione alle convenzioni sociali e di inno al caos.
In sostanza, lo spettatore non ha solidi punti di riferimento: per me, è stato naturale (e, fino a un certo punto, piacevole) annaspare di sequenza in sequenza, alla ricerca di un bandolo, ma confesso che, pur sentendomi intellettualmente stimolata, sono rimasta delusa dall’indeterminatezza complessiva del racconto.

Narrativamente, a Villeneuve piace spiazzare il pubblico, ma, forse, qui, ha tenuto premuto un po’ troppo il pedale dell’acceleratore. Buon esperimento formale e visivo (Toronto sembra una città sulla Luna, bagnata da una soffocante luce giallognola), ma…
Ah! Non conosco il romanzo di Saramago a cui il film si ispira (L’uomo duplicato), ma leggendo qua e là mi pare di aver capito che film e libro si discostino abbastanza l’uno dall’altro.

Bravo Gyllenhaal, prestazione calibrata, di misura, la sua.

Interessanti le musiche della coppia Bensi-Jurriaans, che, per onnipresenza e mood angosciante, mi hanno ricordato quelle più note di Sicario composte successivamente per Villeneuve da Jóhann Jóhannsson.
Mi è piaciuto molto il brano very 60’s dei Walker Brothers usato sui titoli di coda (non lo conoscevo affatto ed è stata una bella scoperta): https://www.youtube.com/watch?v=XZbaRd9gO3Q

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