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Recensione su Ender's Game

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Da non prendere come uno sparatutto-intergalattico! / 20 aprile 2014 in Ender's Game

“Ender’s Game” è tutto un grande viaggio nella crescita del protagonista, Ender, appunto. Un viaggio che si popola di navi spaziali, ambientazioni futuristiche, battaglie a gravità zero, ma che si costruisce essenzialmente su un ingrediente chiave: la forza e il senso di colpa.
Il film (riprendendo il libro in una maniera che reputo adeguatissima) gioca sull’intelligenza, la forza, la propensione al comando di Ender, ma al contempo con il suo desiderio di pace e la sua propensione a “fare la cosa giusta”.

Ender è un bambino cresciuto troppo in fretta e spesso è costretto a trovarsi di fronte a situazioni di cui non capisce il vero fine: tutta la sua battaglia è una lotta per controllare la sua vita, ma paradossalmente riuscirà a farlo solo nel momento più tragico, quando sarà stato supremamente sfruttato.

Per tutto il film si respira la straordinaria sensazione del “c’è qualcosa che non va” ed essa, lungi dall’infastidire, lo rende una vera calamita per gli occhi.
Ma “Ender’s Game” è molto di più: è scoprire come nasce e cresce un capo, è seguire una giovane ciurma di neonati soldati nel loro viaggio verso la vittoria, è la sua ambientazione futuristica (a mio parere magistralmente realizzata), le battaglie a colpi di pistole laser, è una domanda sul perché si combatte e cosa ci spinge a farlo.

A mio parere assolutamente da vedere (ancor meglio se prima si legge il libro), perchè oltre al lucido messaggio che è in grado di evocare le quasi due ore di film non risultano per nulla pesanti.
(P.S. particolare attenzione va riservata alle figura del Colonnello Graff e del Maggiore Anderson!)

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