Un piccione da abbattere. / 9 Aprile 2016 in Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza

Qualcuno diceva che il tempo è relativo, e questo film lo dimostra pienamente riuscendo a far durare i 90 minuti effettivi della sua estensione per ben 270 minuti!
La lentezza ormai è chiaro: giustifica l’autorialità.
Ci metti scene immaginifiche (alcune le ho anche apprezzate) e un tono a tratti onirico alla Lynch, il ritmo lento, le frasi e i gesti ripetuti, ed ecco che vai a Venezia o dove ti pare a strappare applausi.
Magari è un limite mio, magari c’è una metafora di tutta la vita che passa davanti a un essere umano. Al di là della metafora, però, c’è la praticità d’averci buttato un’ora e mezza a vedere questa roba.
I divertissement di qualcuno che gioca con la scrittura o con la macchina da presa io li apprezzo, non voglio essere frainteso, ma a volte è come chiedersi “perché gli altri dovrebbero divertirsi alla stessa maniera in cui mi diverto io?”.
Salvo qualcosa però! La scena alla locanda di Lotta la Zoppa di Goteborg è una delle scene più dolci, malinconiche, nostalgiche che abbia mai visto, col vecchio che dopo sessant’anni continua a frequentare quotidianamente la stessa locanda perché lì ha passato il giorno forse più bello della sua vita.
E’ certo che la musica vincoli le emozioni, ma ci riesce benissimo e quindi plauso meritatissimo.
Le inquadrature sono sempre a fuoco nel primo piano così come sullo sfondo, dove pare sempre che succeda un qualcosa di contemporaneo all’azione principale, a lasciar intendere che ciò che succede sullo sfondo ha la stessa importanza di ciò che succede in primo piano, vale a dire un’importanza nulla.

Consigliato a: Quelli che vogliono darsi un tono e dire di guardare certo cinema autoriale che tutti gli altri tanto, mica le capiscono certe cose.

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