Recensione su Elysium

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12 Dicembre 2013

Dopo il vasto consenso raccolto con District 9, Neil Blomkamp cerca di bissarsi con un film che mescola tematiche diverse: l’apartheid, la divisione in classi (ricchi e poveri fondamentalmente, o cittadini di serie a e cittadini di serie b), l’immigrazione selvaggia e pure l’accessibilità alle cure mediche.
Peccato che la sua visione sia estremamente semplicistica, poco convincente e che striuzzi troppo l’occhio alle convenzioni hollywoodiane…Non per nulla il protagonista è Matt Damon, attore sicuramente valido, ma che recentemente ha scelto film più che altro tarati su una ben determinata linea di pensiero – per certi versi giusta ma resa in maniera troppo “cinematografica” (poco contenuto, tanta pubblicità).
In District 9 il tema dell’apartheid veniva circostanziato con intelligenza ed acume, scegliendo un personaggio al limite del kafkiano a cui affidare il ruolo del protagonista in grado di cambiare le cose.
Qui, oltre ad un ameno mondo sospeso dominato dalla tirannia di una Jodie Foster ridicola, ci sono trovate idiote (collegamenti cerebrali per scaricare dati con tanto di scopiazzatura della grafica di windows della paginetta che svolazza tra i due cervelli in collegamento), esoscheletri impiantati con tanto di viti e bulloni sul corpo del protagonista e che conferiscono forza e vigore da Robocop ad un organismo internamente corrotto dalle radiazioni…ma se è un esoscheletro come diavolo può sopperire alle mancanze di un fegato malato???), capsule miracolose che guariscono e ricostruiscono e una sceneggiatura che più scontata non si può.
Neanche Sharlto Copley sembra in particolare forma…
Da Blomkamp ci si aspettava molto di più…

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