Recensione su La spina del diavolo

/ 20016.581 voti

atmosfere bunuelinae / 4 marzo 2011 in La spina del diavolo

E’ un gioiellino. Claustrofobico, meravigliosamente forografato (le luci smaccate e le ombre fanno quasi pittura metafisica) e ottimamente recitato.
Del Toro isola i suoi protagonisti all’interno di un collegio posto nel nulla assolato della Spagna nel pieno della guerra civile. Sono adulti in fuga dalla violenza della guerra e bambini figli di repubblicani. Ma i muri del collegio nulla possono contro gli odii, le paure, le menzogne e la violenza che cova all’interno ed esplode proprio nel luogo scelto per sfuggire all’irrazionalità della guerra vissuta, mentre i fantasmi del franchismo e il cattolicesimo premono alle porte. E se i meccanismi narrativi del mondo dei ragazzi si sviluppano su prove di omertà di gruppo, prove di coraggio, amicizia, incontro con l’irrazionale che germina dall’acqua, un fantasma vero che aleggia per i corridoi, il mondo degli adulti si snoda fra tradimenti e bramosia dell’oro, fra impotenza intellettuale e virilità della violenza bruta, fra insegnamenti al razionale e l’assedio della superstizione e del senso atavico dell’onore.
Del Toro ci restituisce un’ambientazione malata e sconfitta, un fortino assediato delle buone intenzioni fallite, non per nulla guidato da due intellettuali repubblicani, dove sono i bambini che credono ancora che gli oggetti siano vivi (bella l’idea della bomba inesplosa piantata in mezzo al cortile che ticchetta), che il mondo si animi e che i sentimenti siano puri, che si ribellano e sopravvivono in un gruppo coeso riuscendo a scappare dal mondo desertificato del collegio per andare incontro alla luce abbagliante della nuova spagna.
Ottima la Peredes sensuale in versione Bunueliana, buona davvero la regia che esplora i corridoi e le stanze del collegio, molto evocativo l’inizio con la vasca d’acqua che da sepoltura si fa liquido amniotico.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext