Recensione su Easy Rider

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9 Aprile 2012

Film cult. Non ci sarebbe altro da dire. Come “On the Road” di Kerouac è stato il romanzo ispiratore della beat generation (e presto ne faranno un film!), così “Easy rider” è il simbolo di quella libertà assoluta che si andava cercando soprattutto negli anni 70 e che cozzava violentemente contro i canoni ed i pregiudizi di un’epoca.
Triste e violento, dissacrante ed esagerato (finale da pazzia), d’ispirazione per tutti i rider del mondo, è un film che ha fatto storia.
Non sarebbe piaciuto a Steve McQueen che vedeva le moto e la strada come un limite da abbattere ed un’emozione da sentire ma, a dirla tutta, non è il suo film. Moto e strada sono solo il significante di un’ideale di libertà che in America trova sfogo nella strada, nel viaggio, on the road, appunto, un viaggio catartico, che tra una canna e l’altra riporta a galla verità e sensazioni profonde.
Un viaggio senza ritorno nel cuore del bigottismo più assoluto ma vissuto con tale spensierata libertà da ogni pregiudizio da essere quasi commovente.
E la moto di Peter Fonda è un’opera d’arte…

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