1969
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Easy Rider

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Easy Rider

Semplicemente CULT / 25 Ottobre 2017 in Easy Rider

Un film che ha segnato un’epoca e che, personalmente, ha segnato moltissimo anche me. Credo sia per certi versi quasi superfluo aggiungere qualcosa a quanto già ampiamente detto sotto, ma questo film l’ho amato da “teenager”, e lo amo ancora di più riguardandolo al giorno d’oggi, con gli stessi occhi, ma idee diverse. La genialità del viaggio nell’America rurale, gli incontri con ogni tipo di persona di quei tempi, i trip, l’ostilità nei confronti dello stile di vita dei bikers, l’essenza stessa del tema della libertà, che va anche secondo me a legittimare un finale che a prima vista sembra quasi eccessivo, e invece trova pienamente il suo tragico senso. Il tutto condito da due moto che hanno fatto la storia, un regista (Dennis Hopper), che è anche attore, protagonista insieme a Peter Fonda (e non dimentichiamo Jack Nicholson), che coglie decisamente nel segno ed è capace di proporre qualcosa di nuovo, sotto certi punti di vista anche scandaloso ma mai assolutamente banale, sotto nessun punto di vista. Stupenda la fotografia di Kovacs, epica la colonna sonora: se Born to be Wild degli Steppenwolf non fosse già abbastanza, ci sono Hendrix, i Byrds, Bob Dylan e tante altre band e cantanti leggendari come questo film. Per me, un 10 pienissimo, come detto, mi ha segnato.

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Easy Rider, ovvero: un Hopper strafatto gira il film che rivoluziona Hollywood / 4 Febbraio 2016 in Easy Rider

Oltre ad essere il road movie per eccellenza, Easy Rider è un film assolutamente rivoluzionario ed epocale.
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Riflessioni su Easy Rider / 8 Gennaio 2016 in Easy Rider

Altro cult da vedere. Follia allo stato puro anche dietro alla macchina da presa. Meraviglioso il suo finale fulmineo che lascia sbigottiti. Per quanto riguarda la sceneggiatura, c’è stata una reale fase di scrittura?! Non si capisce bene, ma anche qua sta il bello. Una visione inconsueta, con una prospettiva differente. Non drogatevi durante la visione perché basta Easy Rider, fa tutto lui.

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La fotografia di una generazione / 12 Aprile 2014 in Easy Rider

Mi capita di rivederlo ciclicamente, ed ammetto che visto ora, così senza altri input, possa sembrare un reperto archeologico, in realtà è la fotografia di una generazione, genuina, senza fronzoli aggiunti, una vivisezione asettica di uno spaccato di società americana fine anni sessanta. Io avevo credo 16 anni quando lo vidi la prima volta, e fu naturale innamorarsi subito di personaggi e ambientazioni (moto comprese). A posteriori lo trovo sempre un bel film, anche se un po’ noioso in certi passaggi, ma politicamente coraggioso per l’epoca. L’analisi della società americana, è scioccante e spietata, la discriminazione del “diverso” o del “forestiero” è imbarazzante, e possiamo solo lontanamente immaginare da questi comportamenti le difficoltà e le angherie subite dalla gente di colore. La storia è semplice, ben narrata, ci proietta subito al fianco dei nostri protagonisti, splendidi Hopper e Fonda, grandissimo Nicholson in una delle sue prime apparizioni (credo) peccato per la sua uscita prematura dal film.
Le location fanno sognare, solo dal vivo sono meglio. I dialoghi sono propri degli anni settanta, con pregi e difetti del vintage…. Un film che per certi versi mi ricorda molto “Un uomo da marciapiede” i sogni, il viaggio, lo scontro con la dura realtà.
Un film che vi consiglio, anzi un trittico che potreste fare per uno spaccato completo sula società americana sarebbe: Easy rider – Missisipi Burning e La vita di David Gale buone visioni.

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21 Febbraio 2013 in Easy Rider

Forse all’epoca poteva anche essere un film rivoluzionario e originale ma visto oggi non da molto.
Non brutto ma la sufficienza è guadagnata solo per il rispetto verso di un film cult… Non per tutti però… 🙂
Ad maiora!

Ho sempre odiato la beat generation / 18 Febbraio 2013 in Easy Rider

Era da un bel po’ che mi ero ripromesso la visione di Easy Rider e, come succede ogni volta, l’aspettativa ha portato soltanto delusione.
Due tizi in giro con le moto, riprese pseudoriginali di strade e paesaggi che scorrono con qualche sottofondo rock, brevi intermezzi che mostrano i diversi stili di vita americani dell’epoca ed eventuali comparse, dialoghi irrilevanti, una sorta di denuncia alla mentalità arretrata dell’epoca, cinque minuti di trip e bang bang, poi si ricomincia da capo cambiando il significato di “bang bang”. Fine.
Sarà che non è il mio genere, ma non mi ha detto nulla.

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Non è il mio genere ma.. / 9 Gennaio 2013 in Easy Rider

1969, Dennis Hopper alla regia e come attore protagonista, Jack Nicholson nominato agli oscar come attore non protagonista, Peter Fonda, american chopper e viaggi coast to coast, il film detto così è una gran bomba e probabilmente lo è anche peccato che a me non sia piaciuto così tanto. Saranno i dialoghi campati in aria ( detta anche dagli stessi attori) sarà che i film sulla droga non mi ispirano tanto ( puritano is the way) però forse mi aspettavo di più ( un po’ come Taxi Driver) e invece non ho visto niente di eclatante. L’unica cosa sempre degna di nota è la recitazione di Jack Nicholson che si conferma anche lui ai primi posti nei miei attori preferiti, un uomo come lui non può essere eguagliato, non può nemmeno essere un comune essere mortale. Direi che è sempre un piacere vederlo anche quando il film annoia. Come dicevo la storia lascia a desiderare, poiché è la storia di questi due ragazzi che, venduta una partita di droga comprano due moto e viaggiano per andare a vedere il carnevale di New Orleans però forse l’insieme dei fattori che elencavo prima rende tutto un po’ cult ( soprattutto per gli anni 70) e quindi sono la voce fuori dal coro. Unica cosa che mi ha veramente entusiasmato: la libertà americana di girare in moto senza casco per tutto il tempo. Sarebbe da fare, magari con una bella Ducati Monster, come piace a me. Il chopper lo lascio a Dennis Hopper. Per me è un 7/10 con la clausola: se ti piace il genere allora è dieci secco. Comunque sempre da vedere almeno una volta: MUST.

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Born to be wild / 19 Ottobre 2012 in Easy Rider

Tra i tanti titoli “must watch” che mi mancavano, questo è tra quelli cui ho sempre anteposto un pregiudizio. Cioè, praticamente pensavo di sapere già quel che avrei visto; i mitici chopper, i lunghi nastri di cemento delle highways americane, paesaggi mozzafiato, alcol, droga e violenza. La più grande delle sorprese è stata il totale antieroismo dei protagonisti; li immaginavo archetipi tarantiniani, sbruffoni e rissaioli, e invece… Peter Fonda è laconico, impassibile, dolce; pure Hopper e Nicholson (piccola grandissima parte) hanno un tratto quasi “femminile”, sono romantici cavalieri di fine anni ’60. Altra sorpresa la tecnica cinematografica di Hopper, che – piaccia o non piaccia – era totalmente innovativa; il montaggio con la sovrapposizione ‘indecisa’ del frammento finale ed iniziale di due sequenze, e soprattutto il trip di un quarto d’ora buono dell’acido al cimitero, una sequenza mistica, delirante, sacrilega, drammatica, inquietante.
“Parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse”, dice Jack Nicholson, e chiosa: “Quando vedono un individuo veramente libero, allora hanno paura”.
La paura “schiavista” e puritana che aggredisce brutalmente l’uomo libero. Il finale, in questo senso, è devastante.

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9 Aprile 2012 in Easy Rider

Film cult. Non ci sarebbe altro da dire. Come “On the Road” di Kerouac è stato il romanzo ispiratore della beat generation (e presto ne faranno un film!), così “Easy rider” è il simbolo di quella libertà assoluta che si andava cercando soprattutto negli anni 70 e che cozzava violentemente contro i canoni ed i pregiudizi di un’epoca.
Triste e violento, dissacrante ed esagerato (finale da pazzia), d’ispirazione per tutti i rider del mondo, è un film che ha fatto storia.
Non sarebbe piaciuto a Steve McQueen che vedeva le moto e la strada come un limite da abbattere ed un’emozione da sentire ma, a dirla tutta, non è il suo film. Moto e strada sono solo il significante di un’ideale di libertà che in America trova sfogo nella strada, nel viaggio, on the road, appunto, un viaggio catartico, che tra una canna e l’altra riporta a galla verità e sensazioni profonde.
Un viaggio senza ritorno nel cuore del bigottismo più assoluto ma vissuto con tale spensierata libertà da ogni pregiudizio da essere quasi commovente.
E la moto di Peter Fonda è un’opera d’arte…

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