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Recensione su La valle dell'Eden

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Il genio delle piccole sequenze / 29 agosto 2014 in La valle dell'Eden

Non c’è che dire, John Steinbeck è stato trattato molto bene da Hollywood. Dopo il magnifico Furore di Ford è la volta di Elia Kazan che si ispira ad un altro capolavoro del cantore della valle di Salinas, piazzando una cometa di prim’ordine – il bello e dannato James Dean – e spalancando uno strepitoso cinemascope in warner color (ennesima riproposizione della scala cromatica su pellicola degli anni ’50). Questo East of Eden coglie alla perfezione il doloroso e geniale humus del libro, dove l’angelo caduto Cal riesce a toccare il cuore più del giusto Aaron e dove Caino risulta infine più umano di Abele. La regia di Kazan si distingue per alcune perle preziose disseminate qua e là, brevi sequenze immortali come quadri che fanno trattenere il respiro, pregni di poesia e passione artistica; penso ai dieci secondi o poco più in cui il padre (un perfetto Raymond Massey) guarda il treno sbuffante allontanarsi nella valle mentre poco dietro, sempre ripreso di spalle, il figlio “cattivo” si tiene a una timorosa distanza, come raccolto nei suoi pensieri. Sequenza che ha l’impatto di una foto memorabile. Così come l’incontro con la madre perduta, o il dramma fraterno che si consuma nella penombra in un giardino tra le fronde dei salici; Kazan è una meraviglia per gli occhi.

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