?>Recensione | E.T. l'extra-terrestre | Senza titolo

Recensione su E.T. l'extra-terrestre

/ 19827.4827 voti

19 febbraio 2017

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

“Ho atteso questo momento da quando avevo dieci anni…”

Questo è quello che dice uno dei personaggi del film, uno scienziato, alla vista dell’astronave che viene a riprendersi il piccolo naufrago spaziale del titolo, e questo è il senso di tutto il film: la realizzazione di un sogno fanciullesco di avere un amico straordinario e magico, un piccolo folletto, un extraterrestre buffo e saggio in questo caso, che magari sostituisca una figura genitoriale assente, come succede al piccolo Elliot, il bambino protagonista di questa fiaba, seguito ideale del precedente film del regista, Steven Spielberg, Incontri ravvicinati del terzo tipo.
Un piccolo extraterrestre è lasciato indietro alla partenza della nave con cui era giunto sulla Terra. Trovato da un bambino, Elliot (Henry Thomas), è da questi ospitato in casa sua all’insaputa della madre. Tra i due nasce una tenera amicizia. Mentre l’E.T. cerca di costruire un rudimentale sistema di comunicazione con la sua nave (“E.T. Telefono… Casa!”), uomini del governo vengono a sapere della sua esistenza e gli danno la caccia con lo scopo di studiarlo. La stessa creatura, complice gli effetti collaterali dell’atmosfera terrestre sul suo organismo, entra in coma poco prima di essere catturata. L’alieno sembra morire, in realtà si ristabilisce e con l’aiuto di Elliot e dei suoi amici, riesce a fuggire. Una folle corsa in bicicletta, inseguiti dai militari, li porta sul luogo dove un’astronave attende l’arrivo del naufrago. E.T. riprende così la via di casa, sotto gli occhi commossi e meravigliati dei bambini e del capo degli scienziati, arrivato anche lui sul posto (colui che pronuncia la frase della citazione sovrastante).
Il film ebbe un successo clamoroso, per molto tempo si è trovato in testa alla classifica dei maggiori incassi della storia del cinema. Il merchandising legato al film fece registrare introiti superiori agli stessi incassi cinematografici. Un film che nonostante tutto non aveva un grosso budget e che è costruito a misura di bambino, pubblico al quale era rivolto originariamente.
La parabola cristologica del piccolo alieno è palese. E.T. arriva sulla Terra dal cielo, fa miracoli, muore, risorge e assurge in cielo. Ma il tema principale del film è la purezza e l’innocenza dei bambini, che fanno da contraltare all’aridità e alla crudeltà degli adulti.
Rispetto a Incontri ravvicinati, che già viaggiava su territori più affini al misticismo religioso che fantascientifici, E.T. abbandona quasi ogni pretesa di realismo scientifico, diventando un’efficacissima fiaba sui buoni sentimenti e sul sense of wonder che una storia come questa non può non provocare. A questo proposito memorabili le scene dei ragazzi in bicicletta che volano letteralmente, grazie ai poteri dell’alieno, sullo sfondo di una meravigliosa Luna piena. Immagine che diventerà il simbolo della Amblin, casa di produzione fondata dallo stesso regista Steven Spielberg, e del suo modo di fare cinema in generale.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext