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E ora dove andiamo?

/ 20117.453 voti

15 Marzo 2014 in E ora dove andiamo?

Un corteo di donne, unite dal coraggio e dal dolore, si dirige verso il cimitero : separato in due zone per cristiani e musulmani.
E’ così che ha iniziato la toccante pellicola di Nadine Labaki che ancora una volta si concentra sulle donne, dedicando loro una parte di spicco e mostrandone l’estrema forza.
In un paesino di montagna, del Libano, la componente femminile del ristretto gruppo di abitanti tenta, in tutti i modi possibili, di tenere a bada gli uomini ed evitare che -come altrove- si ricada in conflitti dovuti agli stridenti contrasti religiosi.
Un’oasi di pace che, sotto la superficie di benessere dipinta, nasconde il dolore della perdita e l’energia da spendere nel cambiamento.
La regista spicca anche nel ruolo di interprete -bastandole anche solo uno sguardo per rendere possibile la comprensione.
Il corteo si ripresenta, al termine, più vario, unito da motivi differenti e con un interrogativo che farà immaginare, ai più, un ironico lieto fine.

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la forza delle donne / 15 Settembre 2013 in E ora dove andiamo?

E ora dove andiamo?così si intitola il film diretto ed interpretato da Nadine Labaki che riesce a realizzare una pellicola originale ambientata in Libano,in un piccolo villaggio dove vivono cristiani e musulmani,coinvivono in pace in seguito ad un isolamento forzato con il resto del paese.Le protagoniste inedite di questo film sono un gruppo di vedove,cristiane e musulmane unite dalla forza della pace,unite dall’amore.Il giorno in cui i ragazzi del villaggio recuperano una antenna parabolica e finalmente riescono a ricevere il segnale televisivo le cose nella comunità iniziano a cambiare lentamente.Giungono notizie delle lotte tra cristiani e musulmani,questo porterà alla distruzione dell’equilibrio raggiunto all’interno della comunità.Le donne tenteranno diversi metodi per sollevare gli animi intolleranti e accecati dal razzismo.I caratteri di queste vedove vengono talmente ben interpretati che si rimane emozionati dalle loro personalità,dalla loro forza.Questo è un film,dove credo,si celebri la DONNA.Nella pellicola,inoltre,c’è equilibrio nella drammaticità,vi sono difatti anche scene che suscitano un senso di serenità,di pace altresì.Da un punto di vista tecnico il film è ben realizzato ma il merito di una pellicola ben riuscita,di una storia ben raccontata lo si deve alla regista e sopratutto alla recitazione delle donne,indiscusse regine del film.

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differenze di genere? / 14 Febbraio 2013 in E ora dove andiamo?

Non so se esiste un filone “donne che assumono il controllo della comunità per il bene comune”, di sicuro però ne farei risalire la genesi a circa due millenni e mezzo fa, ai tempi di quel signore che scriveva commedie di nome Aristofane.
La Labaki inserisce il discorso religioso come perno della vicenda, ma per il resto non si può non pensare alla solidarietà e allo spirito di collaborazione che contraddistinguevano le donne della “Lisistrata” (cui mi pare si è ispirato per certi aspetti anche Radu Mihăileanu nel suo “La source des femmes”), o quelle protagoniste di “Le donne al parlamento”.
Parrebbe che gli uomini siano naturalmente inclini alla bellicosità e allo scontro, e che le donne invece tendano ad anteporre la salvaguardia della sicurezza dei propri cari; parrebbe altresì che le donne abbiano una spiccata tendenza alla buona amministrazione e alla cooperazione. Uso il condizionale perché si tratta di schemi che non dicono niente, piuttosto riduttivi e generalizzanti, però…

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17 Dicembre 2012 in E ora dove andiamo?

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Nadine Labaki è la regista di Caramel, film abbastanza amato nei giri gggiusti di un qualche anno fa, ed è pure una delle poche milf che mi farei (è anche tra le protagoniste, c’è lei nella locandina).
Questa volta lo sfondo non è più la città ma un solitario villaggio libanese non meglio identificato, separato dalla civiltà da una specie di zona di guerra di uno dei tanti rivoli del sempiterno conflitto israelo palestinese, per cui il villaggio è semi isolato. Esso è però particolare, perché vi convivono pacificamente musulmani e cristiani, fianco a fianco, mentre intorno e nelle notizie dei media infuria la violenza interreligiosa. La dicotomia è qui tra uomini e donne, in quanto i primi sono sempre pronti a litigare e a tirar fuori i fucili gli uni contro gli altri, mentre le donne, pur con tutte le loro zuffe, sono solidali e stufe di piangere i loro morti, e fanno di tutto per evitare che anche nel villaggio succeda il peggio. Per cui inscenano una finta lacrimazione della Vergine Maria, invitano delle ballerine russe gnocche e nude abbastanza di modo che gli uomini non pensino alla guerra e alla fine, con l’aiuto del prete e dell’imam che sono culo e camicia (non nel senso che sono gay eh), drogano di brutto tutti gli uomini e buttano tutte le armi del villaggio nel cesso (metaforicamente). E tanti saluti. Quanti morti dovremo ancora seppellire prima che abbia fine quest’assurdità? Il tutto riesce a passare disinvoltamente in rassegna vari toni, dalla tragedia più cupa alla commedia, con addirittura qualche pezzo da musical. Parlare della guerra, e della sua insensatezza, e parlarne senza farla vedere, si può; ed ha pure un sacco senso.

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Dove andiamo? / 10 Luglio 2012 in E ora dove andiamo?

Trama sicuramente forte addolcita da molte sequenze divertenti, questo mix lo rende un film adatto a molti in modo da permettere di far arrivare ad un pubblico più vasto il forte messaggio con cui si sottolinea quanto l’ignoranza e il poco rispetto verso chi è diverso da noi ci sta portando in una cattiva direzione. Resta a noi decidere dove andare.

2 Maggio 2012 in E ora dove andiamo?

Non ho visto “Caramel” , il film che ha fatto acquisire una certa notorietà europea alla giovane e bella regista libanese Nadine Labaki , quindi mi incuriosiva questo suo nuovo lungometraggio appena uscito nelle sale .
Il tema trattato è quello serissimo dell’odio tra musulmani e cattolici ma la regista , che si è assegnata il ruolo di Amale nel cast , lo sdrammatizza affrontandolo in maniera leggera attraverso una storia ambientata in un paesino del medio oriente in cui la pacifica coesistenza delle due fedi , faticosamente costruita negli anni , viene un giorno a crollare per cause del tutto fortuite e le donne si assumono il compito di riportare la serenità preesistente utilizzando tutti i mezzi a loro disposizione.
Nel film c’è un po’ di tutto , non escluse parti cantate stile musical a far da contraltare a sequenze drammatiche (sicuramente le migliori del film) ma , come per quelle portate con troppi ingredienti e per di più non perfettamente dosati , se si esclude la bellissima sequenza iniziale ed alcune buone inquadrature , il risultato è francamente modesto , peggiorato inoltre da uno scadente doppiaggio.
Si legge che il pubblico del Festival di Toronto edizione 2011 abbia assegnato a questo film il primo premio : chissà gli altri …..

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