Recensione su Drive

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Una fiaba violenta / 17 Maggio 2013 in Drive

Che cosa succede quando uno stuntman senza nome, freddo e distaccato si affeziona alle sorti di una famiglia e decide di aiutarla, a costo di affrontare criminali di mezza tacca, ma violenti e spietati?

Ce lo racconta Nicolas Winding Refn in Drive, un neo-noir fiabesco e violento dove da una sceneggiatura semplice scaturiscono immagini, musiche e atmosfere con pochi eguali.

Ryan Gosling è lo stunt dallo sguardo impenetrabile che fa da autista a piccoli criminali durante le loro rapine, vagando per una Los Angeles dalle centomila strade, anonima e infinita, che si tramuta in un girone di morte e violenza da cui è difficile uscire indenni, dove le parole servono a poco e a contare sono solo i fatti.

Refn gira un primo atto pulito, costruisce un amore che sboccia tra sguardi e silenzi, dove Gosling si esprime con mezzi sorrisi e monosillabi, indossando un iconico giubbetto bianco che è già nell’immaginario collettivo e che a ogni minuto che passa sembra sempre più l’armatura di un cavaliere vendicatore.

Ma la tensione è palpabile, e la violenza arriva all’improvviso, esplosiva. Gosling, come uno scorpione, accumula le emozioni, molla d’un colpo il freno a mano e colpisce repentinamente, fino alla fine, pronto al sacrificio per garantire a Irene (Carey Mulligan) e suo figlio una vita tranquilla.

C’è uno spiraglio di luce in tutto questo, un breve idillio che può consumarsi solo sulle rive di un fiume, dove la città con i suoi fari e i suoi neon non può arrivare, sconfitta dalla luce del sole.

Ma in un mondo di delinquenti dove ogni sbaglio è punito e non si ha alcuna remora nel passare sui cadaveri di madri e bambini, la violenza grafica che scaturisce dalle mani di Gosling si carica di un peso etico e catartico. Quasi a ristabilire le immagini nette e pulite che nascono dallo sguardo di Refn e che sono turbate più dall’arroganza e dalla prepotenza che non dalla violenza stessa.

Capolavoro registico, meritatamente premiato a Cannes, questo è Drive. Cinema allo stato puro, fatto di immagini e non di parole, di musiche suggestive, di attese e improvvise accelerazioni, di sentimenti covati nelle viscere, diretto e senza fronzoli, proprio per questo capace di appassionare lo spettatore e di gettarlo in un oscuro suburbio. Uscirne è difficile e le strade da percorrere sono tante.

Da non perdere.

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