Recensione su Drive

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Refn un DJ prestato al cinema / 6 ottobre 2011 in Drive


1. Night Call – Kavinsky
2. Tick of the Clock – Chromatics
3. Rubber Head – Cliff Martinez
4. I Drive – Cliff Martinez
5. He Had a Good Time – Cliff Martinez
6. They Broke His Pelvis – Cliff Martinez
7. Kick Your Teeth – Cliff Martinez
8. Where’s The Deluxe Version? – Cliff Martinez
9. See You in Four – Cliff Martinez
10. After The Chase – Cliff Martinez
11. Hammer – Cliff Martinez
12. Wrong Floor – Cliff Martinez
13. Skull Crushing – Cliff Martinez
14. My Name on a Car – Cliff Martinez
15. On The Beach – Cliff Martinez
16. Oh My Love – Riziero Ortolani & Rina Ranieri
17. Under Your Spell – Desire
18. A Real Hero – College feat. Electric Youth
19. Bride of Deluxe – Cliff Martinez
Io non ci capisco proprio nulla di musica, è l’arte che mi è più lontana, ma è impossibile non rendere omaggio a tanta meraviglia. Imperiosa la colonna sonora e tutto ciò che è suono o rumore all’interno del film.

Interessante nonostante uno svolgimento molto composto e “normale”, il film è un film sull’identità. Il nostro guidatore non ha nome e i nomi sono molto importanti in questo film (standard già preannuncia la sua morte, nino è il simbolo dell’incapacità del malfattore ebreo di essere integrato nella famiglia e la sua voglia di esserlo), non ha passato e non ha futuro (cosa ne sarà di lui?), non ha neppure un volto o meglio spesso ne indossa altri. In questo caso si accosta al precedente film di Refn, Bronson in cui il protagonista cambiava nome addirittura e, da istrione maiuscolo, recitava più parti in una sorta di metateatro continuo. Qui più sobriamente c’è il cinema, il guidatore è uno stunt, ossia l’ignoto e invisibile che presta il suo corpo, ma anche la sua abilità ad un altro, celandosi speso dietro maschere. Semmai lui è via via quello che gli altri vedono in lui: un criminale, un lavoratore, un campione, un salvatore e probabile compagno, un amico, un padre putativo. Solo una volta lui cerca di essere qualcosa, ma verrà rifiutato a suon di schiaffi. Freddo, impassibile è un angelo della morte impermiabile quasi a tutto in cui convivono la totale indifferente quiete con la violenza più efferata. Il guidatore non è mosso da nessuna emozione, il denaro non lo interessa in nessuna maniera, la gloria possibile neppure, solamente la ragazza e il bambino hanno la capacità ipnotica di attrarlo dentro uno scenario domestico quasi come una isola di tregua da se stesso.

Qui è la musica e il ritmo che dettano la storia del film, che scolpiscono i caratteri dei personaggi e raccontano ciò che avviene in maniera strabordante ed efficiente. Eppure anche le luci che tagliano come lame le strade e le spiagge sono estremamente espressive per raccontare un personaggio praticamente muto. Su tutti: la scena dell’ascensore in cui convivono tutte le molteplici personalità del guidatore e che si dilata nel tempo restituendo il massimo del romanticismo, delicato e irreale, e il massimo della violenza bruta e psicotica; la scena della carneficina nel motel in cui, grondante di sangue, lentamente si occulta alla cineprersa nascondendosi dietro una porta, come un animale che si ritragga dopo l’attacco.

Un film in generale ben fatto con ottimi spunti

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