8 Febbraio 2011

Una triade di grandi interpreti per una storia in sé banale, ma arricchita e resa originale da alcune scelte di (gran!) stile: innanzitutto, i dialoghi quasi surreali tratti pari pari (con una spruzzata di analfabetismo) dai fotoromanzi che spopolavano ai tempi; e poi le scenografie, caratterizzate da ambienti squallidi e decadenti, come spiagge piene di immondizia, Feste dell’Unità allo sfascio, pizzerie di terz’ordine, discariche sovraccariche.
La Vitti è qui strepitosamente azzeccata, fa quasi il verso a sé stessa ed ai drammi esistenziali di Antonioni che l’hanno resa famosa.
Mastroianni e Giannini sono ottimi antagonisti, contrapposti tra loro anche dal punto di vista fisico: ben piazzato l’uno, quanto è smilzo l’altro; riccio ed arruffato il primo, naturalmente elegante il secondo.
Menzione speciale per il moscone, il moscone del nostro amore.

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