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Recensione su Dragon Trainer

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28 agosto 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Hiccup è, ha, un bel nome, ed è questo mingherlino figlio di capi e piovuto nella guerra draghi-vichinghi. Un brutto anatrovikinggoccolo. Visto che è un pasticcione e lo perculano tutti (e tutti sono grandi, grossi, ciula e balossi), lui trova e addestra il drago più dragoso di tutti, diventando superamici e da lì dai dai, è tutta discesa in picchiata. Battaglione aereo finale con peripezie volanti e lapilli e fiamme. Tolleranza verso il diverso insieme a lezioni di addestramento di cani e gatti mischiate insieme, perché i draghi qui questo sono, un mix delle qualità più fighe di cani e gatti. Fanno le fusa ma non li devi portare fuori a pisciare, e però ancora se gli lanci una palla te la riportano. C’è una elaborata e divertente classificazione di draghi e affini, dei buoni comprimari amici-nemici di Hiccup anche se mai veramente oppositori (di oppositori proprio non ce ne sono, no way, difficile diventa sviluppare la dinamica narrativa di una storia che di per sé non spicca in nessun senso tranne che quando si fa flapflap per aria), e infine un rapporto col padre su in fieri, che cresce dalle basi aride dell’inizio. Il letale Toothless vince per le sue espressioni pucce da gattone, mentre il cattivissimo dragone finale che minaccia tutti gli altri, ed è a causa sua se loro sono cattivi e bla, è del tutto spersonalizzato e vale quanto il superamento di un mostro di fine livello in un gioco del Supernintendo. Però fatto molto bene.

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