Recensione su Dragon Trainer

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18 febbraio 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Dopo aver visto Dragon Trainer e Rise of the Guardians ho l’assoluta certezza che il mio istinto non è più quello di una volta, almeno quello cinefilo, e che io posseggo l’innegabile dono di considerare per partito preso delle mezze schifezze lungometraggi che poi immancabilmente adorerò fino alla morte. E’ il caso di How to train your Dragon, in Italia Dragon Trainer.
Sorvolerei volentieri sulla scelta del titolo “italiano”: se si credeva che il titolo originale fosse troppo difficile per il pubblico dei giovani italiani la soluzione era usare un titolo sempre in inglese ma più corto e che mi fa venire in mente più un tizio che i draghi li allena in palestra? Ma giacché non siamo ai livelli di “Se mi lasci ti cancello”, andiamo oltre.

Il film è tratto molto liberamente da un libro scritti da Cressida Cowell, un adattamento di cui l’autrice s’è detta immensamente soddisfatta (cosa che non capita spesso con gli adattamenti cinematografici, e alla luce di quel poco che so sul libro originale non posso che essere d’accordo), e narra la storia del giovane vichingo Hiccup.
Hiccup in inglese significa singhiozzo.
Viene chiamato Hic, che è il suono onomatopeico del singhiozzo.
Trovo ironico che gli spaventosi vichinghi chiamino un vichingo gracilino come un disturbo che si “cura” con un grosso spavento, quasi che fin dall’inizio del film sia chiaro che gli abitanti dell’isola di Berk non vedono l’ora di liberarsi di Hiccup. Perché Hiccup è un vichingo gracilino che non sa sollevare nemmeno uno spadino, limite non da poco se si pensa che nel suo villaggio si passa il tempo a combattere terribili draghi sputafuoco/acido/acqua bollente/gas/fulmini e via discorrendo fin dalla più giovane età.
Non aiuta che Hiccup sia anche il figlio del capo, Stoick.

Stoick e Hiccup hanno un rapporto a dir poco conflittuale: il ragazzo così gracile e piccolino è frutto di imbarazzo per il genitore, mentre Hiccup fa di tutto per entrare nelle grazie del burbero padre (mettendosi in pericolo a ogni piè sospinto dal momento che sfidare un drago non è cosa da poco e tocca agli altri abitanti del villaggio pensare a lui, cosa di cui non sono entusiasti). Sopperisce alla mancanza di muscoli con una mente niente male e, apprendista dell’armaiolo Skaracchio fin dalla più tenera età, è il fiero inventore di una specie di cannone lancia-bolas. Ansioso di provare la sua macchina durante un attacco riesce a colpire qualcosa.
E a combinare un immane disastro.
Sempre più lontano dalle grazie del padre Hiccup decide di dare la caccia alla bestia che è sicuro di aver preso, di ucciderla e portare il suo cuore al villaggio per diventare un vichingo a tutti gli effetti. Fa la sua conoscenza con Sdentato, un drago appartenente alla classe Furia Buia, la più letale e pericolosa tra i draghi, ma è ferito, impaurito e immobilizzato nella foresta, quasi rassegnato alla morte. Hiccup non avrà il coraggio (o meglio, non VORRA’) di uccidere quell’essere così indifeso e opterà invece per liberarlo: il giovane vichingo è convinto di morire per mano di una bestia sanguinaria, la quale però si limita solo a ruggirgli addosso e a fuggire lontano. Lasciando così un attonito Hiccup a domandarsi se le cose siano davvero come sembrano, o se piuttosto tutto ciò che i vichinghi si trasmettono da generazioni sul conto dei draghi non sia del tutto sbagliato…

*

I registi di Dragon Trainer sono Chris Sanders e Dean De Blois, storici registi dell’altrettanto adorabile Lilo e Stitch targato Disney, e la cosa non stupisce: entrambi i film affrontano in maniera molto commovente le tematiche del rifiuto del diverso, un diverso che viene percepito a torto o a ragione come spaventoso e letale ma che si rivelerà un valente alleato e un amico prezioso, una volta grattata la superficie. A patto di dimostrare curiosità e coraggio.
Anche, e soprattutto, il coraggio di non rinnegare se stessi.
Anche il rapporto con una famiglia “disastrata” ricorda molto Lilo e Stitch.
Hiccup e Stoick proprio non riescono a capirsi, c’è la figura di una madre morta per non meglio precisate ragioni (si suppone per mano dei draghi), e un rapporto che andrà ricucito a costo di perdite dolorose.

La Dreamworks ha fatto un lavoro eccellente nello sviluppo dei draghi, creando un mondo a metà strada tra i Pokemon e Dungeons&Dragons: i vichinghi raccolgono tutte le loro informazioni sui draghi in un manuale accuratamente diviso per classi, in cui le caratteristiche e l’aspetto di ogni drago è reso con incredibile minuzia e attenzione. Moccicoso sembra decisamente uscito da un videogame, ogni volta che apre bocca è come essere gettati in un GDR.
Ottimo anche l’adattamento “più adulto” del romanzo, con un Hiccup totalmente emarginato ed alienato dal resto del gruppo (nel libro ha almeno un amico, Gambedipesce) e uno Sdentato che sdentato a conti fatti non è e che non è nemmeno un piccolo e relativamente innocuo draghetto ma nientemeno che una Furia Buia, un essere di immane pericolosità che nemmeno i vichinghi più valorosi sono stati in grado di catturare. Incredibile per un cartone animato destinato tutto sommato a un pubblico giovane che Hiccup perda una gamba, a fine storia. Il minimo, dopo aver affrontato insieme a Sdentato un drago di tale potenza e grandezza da terrorizzare a morte tutti gli altri draghi.
Non posso dire che la cosa non mi abbia piacevolmente sorpresa.
Un film dalle tematiche forse ordinarie, ma con un’ottima resa che non può che incantare lo spettatore, sia quello giovane che quello un po’ più attempato come la sottoscritta (che viaggia per i 30, sob! :’) ). Dragon Trainer è diventato ufficialmente uno dei miei film preferiti targati Dreamworks, un vero “lavoro da sogno”.

Non do il punteggio pieno giusto perché qui e lì trovo dei passaggi un po’ illogici (la facilità con cui i piccoli vichinghi salgono su Draghi tenuti prigionieri e picchiati fino a quel periodo quando a Hiccup e Sdentato sono occorse settimane per instaurare un feeling, per dirne una).
Ma niente che pregiudichi il divertimento.

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