Recensione su Dr. Jekil e Mr. Hyde - Colpevole o innocente?

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3 Febbraio 2017

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ennesima versione, questa volta televisiva, del celebre romanzo di Robert Louis Stevenson, uno dei più trasposti in assoluto sugli schermi (siamo circa a una quarantina di adattamenti tra televisione e cinema). Attraverso lo studio di un raro fiore amazzonico, il Dr. Henry Jekyll, eminente medico di Boston, scopre un siero capace di estrapolare la parte più oscura delle persone e ovviamente lo testa su se stesso. Contemporaneamente un serial killer miete le sue vittime nelle notti in corrispondenza con l’assunzione della droga da parte del dottore. Credendo che il colpevole degli omicidi sia il suo alter ego malvagio, cui ha attribuito il nome di Edward Hyde, prende contatto l’amico Utterson e decide di costituirsi facendosi assistere dall’avvocatessa Claire Wheaton. Nel processo che ne seguirà, sarà inizialmente sospettato di sdoppiamento della personalità e in seguito assolto dalla prova del DNA. Una volta tornato in libertà, arriva il telefonato plot twist finale. Quando si usa la dicitura “regia televisiva” in senso negativo, probabilmente ci si riferisce a prodotti come questo. Il film trasporta le vicende del romanzo dall’Inghilterra vittoriana all’America contemporanea, e questo non è certo una novità, ma l’aggiornamento risulta inefficace. Tutti i temi portanti dello scritto di Stevenson , il conflitto interiore tra bene e male, tra Io ed Es, l’ambiguità dell’animo umano, la perdita dell’autocontrollo, sono completamente mancati. Il ritmo è lento e manca la tensione. A un certo punto diventa un dramma giudiziario al pari di una puntata di un qualsiasi procedural televisivo. Il protagonista, interpretato dall’ex-promessa Dougray Scott, è privo di un approfondimento psicologico adeguato, quasi che la sua bidimensionalità sia un richiamo involontario al tema del dualismo Jekyll/Hyde. Per lui non si riesce a provare un minimo di empatia, tutt’altro, nonostante venga più volte detto dalle varie comparse che sia un grande e generoso uomo di scienza, qualità che mai si palesano sullo schermo. Sprecata la presenza di Tom Skerritt a interpretare Utterston, personaggio dal ruolo qui molto ridimensionato rispetto a quello del romanzo, dove era attraverso i suoi occhi, tranne che per gli ultimi due capitoli, che i lettori seguivano la vicenda. In definitiva, un adattamento che non aggiunge niente a una storia già raccontata innumerevoli volte. Tutto quello che si pensi debba succedere, succede nei tempi e nei modi previsti, compreso il supposto finale “a sorpresa”.

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