Donne senza uomini

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Donne senza uomini

Iran, 1953. Le storie di quattro donne si intrecciano indissolubilmente, all'ombra del colpo di stato orchestrato dagli americani e appoggiato dagli inglesi per destituire il Primo Ministro Mossadegh, eletto regolarmente, per ristabilire il potere dello Shah.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: زنان بدون مردان
Attori principali: Shabnam TolouiShabnam TolouiPegah FerydoniPegah FerydoniOrsolya TóthOrsolya TóthArita ShahrzadArita ShahrzadBijan DaneshmandBijan DaneshmandNavid Navid, Ahmad Hamed

Regia: Shirin NeshatShirin NeshatmaschioShoja Azari
Sceneggiatura/Autore: Shirin Neshat, Shoja Azari
Colonna sonora: Ryuichi Sakamoto
Fotografia: Martin Gschlacht
Produzione: Germania, Austria, Francia, Italia, Ucraina, Marocco
Genere: Drammatico
Durata: 95 minuti

Dove vedere in streaming Donne senza uomini

Non male / 20 Giugno 2016 in Donne senza uomini

Di certo non sarà un film che vedrò una seconda volta. Però mi ha fatto molto piacere poter “capire” una parte dell’Iran di quell’epoca.

16 Marzo 2011 in Donne senza uomini

Donne senza uomini dell’iraniana Shirin Neshat, tratto dall’omonimo libro di Shahrnush Parsipur che ha vinto il Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia del 2009..
la storia di quattro donne,ai tempi del colpo di stato del 1953, prive della libertà di vivere e di desiderare. Intenso, doloroso, racconta donne ferite, donne che si aiutano e cercando di farcela entrando in un mondo di uomini spesso violenti e comunque incapaci di rispettarle. Si resta incollate alla sedia e ci si scopre a sperare che la giovane donna anoressica, distrutta nel corpo e nell’anima dai “clienti” ce la faccia con l’affetto di una donna che lascia il marito e mette in piedi un “albergo per donne tristi”. Si spera che quell’altra che vuole vivere, ascoltare la radio, fare politica accanto agli uomini, riesca a spiccare il volo e che quella che si innamora di un uomo prepotente faccia in tempo a cambiare idea.
Non c’è un lieto fine è non c’è nemmeno lo spazio per sperare. Ma forse era proprio quello che la regista voleva.

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