Recensione su Donne-moi la main

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3 aprile 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Due gemelli diciottenni, a detta di tutte le interpellate non richieste MOLTO, ma MOLTO fighi, per cui se siete donne entrate pure in fibrillazione, partono con mezzi di fortuna per la Spagna per assistere al funerale (te pareva) della madre mai conosciuta. On the road con gli abituali step (step-by-step), iniziazione sessuale, etero e omo, sono talmente fighi che finiscono per farsi quasi tutte le persone che incrociano. Si disperdono, si ritrovano. Tutto abbastanza casuale e bucolico. Se ne stanno spesso seduti con fare pensoso vestiti nei ruscelli dei Pirenei, paesaggi mozzafiato. Di buono abbiamo la delineazione dei due, gemelli e diversi come devono essere, uno con l’impronta dell’azione (che si materializza in una cicatrice, a vantaggio dello spettatore, da usare come segno di riconoscimento) e l’altro della riflessione. E il loro rapporto fisico oltre i limiti della violenza, e cioè: ci vogliamo bene assai, però e per questo finiamo sempre a botte. Di male: il regista (tanto, tanto gayo) ci parla di scelte volutamente irreali. Sì, perché se si scopa tanto così vo’ a far viaggi anch’io. Un minimo la finzione la si può ancorare alla realtà (sì sì, tutta invidia). E poi ci dice anche che ha accuratamente scelto i 30 sfondi naturali in cui far svolgere il filo dell’azione. Ora, 30 sfondi mozzafiato per un film di 80 minuti mi sembrano decisamente troppi. È forse il caso di avere qualcosa di più da dire? O di fare un documentario? Perplesso, ma almeno un film di cui si ha voglia di discutere dopo.

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