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Recensione su Dogville

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La città dei cani / 22 maggio 2014 in Dogville

Dogville è una di quelle pellicole che crea il giusto compromesso, armonico ed equilibrato, tra il cinema, il teatro e la letteratura. Nove capitoli (più prologo) per raccontare un dramma crudo, una riflessione sui rapporti umani e sulla crudeltà di cui gli umani stessi possono essere capaci. Personaggi macchiette, portavoce di qualità marce come l’egoismo e l’avidità, si muovono in un contesto spoglio di elementi (salvo piccole eccezioni), privo addirittura di una scenografia vera e propria e dove la notte ed il giorno sono sintetizzati su sfondi dove primeggiano alternati il bianco e il nero. Una soluzione originale, che inizialmente può infastidire, ma poi si rivela incredibilmente vincente. Pensate ad alcune sequenze utilizzate da Von Trier e aggiungeteci mura, porte ed alberi. Chiedetevi, a quel punto, se queste possono suscitare lo stesso effetto.
Colonna sonora aulica. E l’interpretazione di Nicole Kidman, poi, è memorabile.

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