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Recensione su Dogville

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15 ottobre 2011

Nel mio personale percorso tra le opere di Von Trier mi accorgo che la qualità va decisamente salendo. Ero rimasto stupito dall’esperimento di “Dancer in the Dark”, ma qui devo dire che partivo con un bel carico di pregiudizi, in primis, l’idea che mancasse una scenografia. E, invece, questo ha reso anche più forte il film, facendo si che incontrasse il teatro e diventasse teatro.
Splendido il cast, fatto di personaggi odiosi – di nuovo la critica spietata ad una società bigotta e povera di spirito – su cui brilla una Nicole Kidman in grande spolvero. Ed è Grace, la misteriosa ragazza dall’animo buono e speranzoso che piomba in questo misero paese di bigotti e ignoranti che nella loro sciocca convinzione di essere modello ideale della società si rivelano per quello che sono: un branco di bestie senza cuore e cervello. E Von Trier prende un personaggio apparentemente masochista ma di fondo incorruttibilmente puro e lo da in pasto a questa marmaglia, per poi farlo assurgere a giudice e punitore. Ottima sceneggiatura, che non ha momenti di cedimento e si porta sul piano della migliore rappresentazione teatrale.
Il resto diventa inutile. La scenografia non conta, i personaggi e la loro psiche sono protagoinsti indiscussi.
Un film potente e duro, tanto che alla fine pochi si esimerebbero dal fare quello che Grace fa e ciò a cui assistiamo è talmente necessario che non viene percepito nella sua brutalià, ma quasi giustificato, perchè l’imbarbarimento della specie è cosa anche peggiore.
E in tutto questo il personaggio più esecrabile è quello di Tom, l’inerme pensatore, vigliacco, opportunista e traditore.

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