2003

Dogville

/ 20037.7424 voti
Dogville
Dogville

Un misero paese degli Stati Uniti nel periodo della Grande Depressione. Dogville. Esistenze piatte e confinate in se stesse. L'arrivo di una misteriosa ragazza, Grace, sconvolgerà tutto, portando a galla gli istinti più biechi ed evidenziando l'ignoranza grottesca di un paese e, per certi versi, dell'intero genere umano.
henricho ha scritto questa trama

Titolo Originale: Dogville
Attori principali: Nicole Kidman, Harriet Andersson, Lauren Bacall, Jean-Marc Barr, Paul Bettany, Blair Brown, James Caan, Patricia Clarkson, Jeremy Davies, Ben Gazzara, Philip Baker Hall, Thom Hoffman, Siobhan Fallon Hogan, Zeljko Ivanek, John Randolph Jones, Udo Kier, Cleo King, Miles Purinton, Bill Raymond, Chloë Sevigny, Shauna Shim, Stellan Skarsgård, Evelina Brinkemo, Anna Brobeck, Tilde Lindgren, Evelina Lundqvist, Helga Olofsson, John Hurt, Jan Coster, Ingvar Örner
Regia: Lars von Trier
Sceneggiatura/Autore: Lars von Trier
Colonna sonora: Antonio Vivaldi
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Costumi: Manon Rasmussen
Produttore: Gillian Berrie, Bettina Brokemper, Anja Grafers, Peter Aalbæk Jensen, Liisa Penttilä-Asikainen, Els Vandevorst, Vibeke Windeløv
Produzione: Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Olanda, Norvegia
Genere: Drammatico, Poliziesco
Durata: 178 minuti

Un film teologico / 6 novembre 2015 in Dogville

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La scenografia teatrale, dopo lo shock iniziale, contribuisce a creare l’atmosfera unica di Dogville. E la vicenda di Grace mantiene l’attenzione desta per tutta la durata notevole del film. Ma è verso il finale che la chiave di ciò cui abbiamo assistito viene rivelata. Chi è davvero lo strano gangster, il padre di Grace, la cui attività... continua a leggere » sembra consistere nella punizione inflessibile di assassini e stupratori? Da quando in qua i gangster si dedicano a fare giustizia? Chi è davvero Grace, che non ha famiglia ma solo quel padre, che è mite e disposta a perdonare i suoi peggiori nemici, e che rimane in silenzio di fronte alle accuse del sinedrio convocato per giudicarla?
La luminosa Grace, la Grazia, è scesa nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta. Lo spettacolo di un Dio Padre che convince il Figlio (beh, la Figlia, in questo caso) ad abbandonare la misericordia nei confronti di un’umanità irredimibile ha il fascino un po’ blasfemo dell’eresia radicale – ricorda un po’ il Borges di «Tre versioni di Giuda». Ricordo che una dozzina di anni fa, dopo essere uscito dalla sala, camminando al buio, mi erano venuti in mente quei teologi che hanno vissuto come un problema il fatto che all’incarnazione non sia mai seguita una visibile redenzione: chissà cosa avrebbero pensato della risposta di Von Trier, che l’umanità ha perso la sua occasione, e che siamo tutti dannati. E avevo provato, lo ammetto, un brivido di freddo.
Per la verità non è chiarissimo se la popolazione di Dogville rappresenti l’intera umanità o un suo campione particolarmente disgraziato. Per Von Trier Dogville è chiaramente in primo luogo una rappresentazione dell’America, come lasciano intendere i nomi simbolici (Thomas Edison), gli abitanti che intonano O Beautiful America, e soprattutto la canzone di David Bowie e le immagini dei titoli di coda. Ma per cosa stia a sua volta l’America non sappiamo; la scena più cruda del film sta quasi per ripetersi in un altro film dello stesso regista (Nymphomaniac), con lo stesso interprete (Stellan Skarsgård), ma questa volta in una (innominata) città europea. Si potrebbe pensare che Dogville, la città del cane, la città di Mosè, stia per un’altra città, teatro dell’antica vicenda che il film ripete e rovescia; ma ad evitare interpretazioni malevole – o semplicemente troppo arzigogolate – c’è il fatto che l’unico a salvarsi di tutta Dogville è proprio Mosè.

Per le soluzioni visive originalissime, per le interpretazioni, per i significati profondi, Dogville è indiscutibilmente un capolavoro. Resta il dubbio che il gioco intellettuale abbia preso la mano al regista, e che questo magnifico film sposi fino in fondo la teologia che sembra informarlo, risultando alla fine un po’ troppo manicheo.

18 ottobre 2015 in Dogville

12 maggio 2015 in Dogville

Deliziosamente geniale e travolgente!

9 maggio 2015 in Dogville

Dogville è un manifesto sull'ipocrisia dei benpensanti.
È l'egoismo che si cela dietro l'altruismo.
È un trattato sulla meschinità della natura umana.
Von Trier scombussola lo spettatore prima con la scelta di una scenografia a dir poco minimalista (il set è ricavato da un hangar di Copenhagen, una sorta di mega-lavagna su cui si muovono e... continua a leggere » recitano gli attori, con i muri delle case soltanto abbozzati da tratti disegnati per terra). Poi con una storia sconvolgente, che turba profondamente lo spettatore fino all'apocalittico finale: un massacro e un'ecpirosi che rappresentano il giudizio universale che interviene a punire la bassezza degli istinti umani.
C'è molta simbologia cristiana in Dogville, ma nessuna redenzione.
Il comportamento remissivo, passivo di Grace (un'ottima Nicole Kidman che si è detta molto turbata dal fatto di aver girato un film del genere), ricorda quello della protagonista del precedente film di Von Trier, quel Dancer in the dark capace di scuotere le viscere dello spettatore in maniera pari, se non superiore, a Dogville.
Un film che ha avuto un'eco planetaria grazie al cast di prim'ordine (insolito per film così sperimentali) e, appunto, per l'idea (per certi versi un po' pretenziosa) dell'assenza di una scenografia, che inizialmente scombussola lo spettatore salvo poi rivelare i suoi pregi in seguito: un'atmosfera teatrale che consente di concentrare l'attenzione sulle idee, senza distrazioni, esaltando peraltro la recitazione degli attori. Dopo qualche decina di minuti non ci si fa quasi più caso, infatti, se non per l'artificioso gesto dell'apertura e chiusura di porte fittizie, cosa che personalmente avrei evitato.
Eppure Dogville è decisamente più importante per i temi trattati che per queste sicuramente suggestive scelte stilistiche. Resterà negli annali come una pellicola sui generis di un regista eclettico e controverso, ma sicuramente in grado di suscitare, nel bene e nel male, forti emozioni nello spettatore.

Si chiama Lars von Trier / 13 settembre 2014 in Dogville

Chi vuole guardare un film di von Trier deve essere consapevole di ciò che lo aspetta. Non ci sono spettacolari scene di esplosioni, effetti speciali, scenografie pazzesche. Non si chiama Michael Bay, si chiama Lars von Trier. Nei suoi film c'è la cinepresa, una sceneggiatura sempre originale e ben costruita, e gli attori. Penso che gli attori con von... continua a leggere » Trier diano il 100 %, la Kidman dopo questo film ha detto che non lavorerà mai più con il regista danese. Dogville è una cittadina tranquilla, gli abitanti hanno un'esistenza monotona e senza grandi avvenimenti, finchè non arriva Grace (Nicole Kidman). La donna, in fuga da un gruppo di gangster, superate le diffidenze iniziali, riesce a farsi accettare dagli abitanti del posto. Con il passare del tempo, però, anche la polizia locale va alla ricerca di Grace e cominciano i primi malcontenti. Film che critica l'animo umano, che si professa buono e premuroso, ma che in verità è vile e approfittatore.