Il dottor Zivago

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Il dottor Zivago

Film tratto dall'omonimo romanzo di Boris Pasternak. Nonostante sia sposato con Tonja Gromeko e abbia un figlio, il dottor Jurij Andrèevič Živago, durante la Prima Guerra Mondiale, si innamora dell'infermiera Larisa Antipova, maritata con Paša Antipov, e con lei vive un'intensa e travolgente storia d'amore. Tratto dall'omonimo romanzo di Boris Leonidovič Pasternak, nel 1966 Il dottor Živago vinse cinque Oscar, Miglior Sceneggiatura Non Originale (Robert Bolt), Miglior Colonna Sonora (Maurice Jarre), Miglior Fotografia (Freddie Young), Migliori Costumi (Phyllis Dalton) e Miglior Scenografia (John Box, Terence Marsh, Dario Simoni), e cinque Golden Globe, Miglior Film Drammatico, Miglior Regia (David Lean), Miglior Attore in un Film Drammatico (Omar Sharif), Miglior Sceneggiatura (Robert Bolt) e Miglior Colonna Sonora (Maurice Jarre).
schizoidman ha scritto questa trama

Titolo Originale: Doctor Zhivago
Attori principali: Omar SharifOmar SharifJulie ChristieJulie ChristieGeraldine ChaplinGeraldine ChaplinRod SteigerRod SteigerAlec GuinnessAlec GuinnessTom Courtenay, Siobhán McKenna, Ralph Richardson, Rita Tushingham, Adrienne Corri, Bernard Kay, Geoffrey Keen, Klaus Kinski, Jeffrey Rockland, Gérard Tichy, Noel Willman, Tarek Sharif, Jack MacGowran, Mark Eden, Erik Chitty, Roger Maxwell, Wolf Frees, Gwen Nelson, Lucy Westmore, Lili Muráti, Peter Madden, Luana Alcañiz, Emilio Carrer, José María Caffarel, Catherine Ellison, Víctor Israel, Inigo Jackson, Leo Lähteenmäki, María Martín, José Nieto, Ricardo Palacios, Ingrid Pitt, Robert Rietti, Virgílio Teixeira, María Vico, Pilar Gómez Ferrer, Aldo Sambrell, Mostra tutti

Regia: David LeanDavid Lean
Sceneggiatura/Autore: Robert Bolt
Colonna sonora: Maurice Jarre
Fotografia: Freddie Young
Costumi: Phyllis Dalton
Produttore: Carlo Ponti, Arvid Griffen
Produzione: Italia, Usa
Genere: Drammatico, Guerra, Storia, Romantico
Durata: 200 minuti

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Love Will Tear Us Apart / 31 Maggio 2016 in Il dottor Zivago

Sontuoso e appassionante, epico e commovente, “Il dottor Zivago”, trasposizione cinematografica dell’omonimo e famosissimo romanzo di Boris Pasternak diretta da David Lean nel 1965, è uno spettacolo che lascia ammirati e senza fiato. Con buona pace dei detrattori, che gli rimproverano di essere troppo melenso e di aver incentrato gran parte della storia sulla travolgente passione amorosa tra Jurij e Lara, lasciando in secondo piano la Prima Guerra Mondiale e la Rivoluzione Russa, i due avvenimenti storici che fanno da sfondo alle vicissitudini dei protagonisti del film. Ma siamo sicuri che, come sostengono alcuni, i due succitati eventi siano stati trattati superficialmente? A modesto parere di chi scrive, no.
Sia il Primo Conflitto Mondiale che la Rivoluzione d’Ottobre, infatti, sono ben presenti nel racconto e la sceneggiatura concede loro il giusto spazio. Che poi David Lean e il suo sceneggiatore, Robert Bolt, abbiano dato più risalto alla travagliata storia d’amore tra i due protagonisti è vero, ma ciò non vuol dire che gli accadimenti che si verificano durante la loro relazione sentimentale siano stati ridotti a mero contorno.
Sul piano registico “Il dottor Zivago” è formidabile: Lean era un autentico maestro nel creare film dal notevole impatto spettacolare (basti pensare al mitico “Il ponte sul fiume Kwai”, 1957, al monumentale “Lawrence d’Arabia”, 1962, al sottovalutato “La figlia di Ryan”, 1970, e al bellissimo “Passaggio in India”, 1984), e qui non smentisce la sua fama di cineasta abile a realizzare inquadrature ad ampio respiro riprendendo gli splendidi paesaggi in cui si svolge la vicenda con campi lunghi mozzafiato che hanno fatto scuola al punto da essere stati presi a modello da altri registi, come Anthony Minghella (“Il paziente inglese”, 1996, e “Ritorno a Cold Mountain”, 2003) e Baz Luhrmann (“Australia”, 2008), che hanno provato a far rivivere il cinema maestoso dell’autore di “Breve incontro” (1945) senza tuttavia riuscire ad eguagliarlo.
Esemplari, a tal proposito, due scene: quella del funerale della madre di Zivago e quella in cui il dottore guarda la slitta su cui viaggia la sua amata allontanarsi verso l’orizzonte, due momenti memorabili che dimostrano quanto Lean fosse a suo agio nel filmare i panorami sterminati. Il cast è di alto livello e ricco di nomi importanti: l’unico a non convincere pienamente è Omar Sharif (Jurij Zivago), che ha una gamma espressiva piuttosto limitata, risultando a tratti legnoso e impacciato; ma Rod Steiger (Viktor Komarovskij), Alec Guinness (il generale Evgraf Zivago), Tom Courtenay (Paša Antipov / Strel’nikov), Ralph Richardson (Aleksandr Gromeko) e Klaus Kinski (Kostoed Amurskij) sono eccellenti nei loro ruoli (tanto che quando compaiono in scena insieme all’attore egiziano rischiano di “mangiarselo”), e anche Julie Christie (Larisa “Lara” Antipova), Geraldine Chaplin (Tonja Gromeko) e Rita Tushingham (la ragazza interrogata dal generale Evgraf Zivago) adempiono al loro compito in maniera impeccabile.
E pensare che per la parte della giovane Lara, Carlo Ponti, produttore del film, avrebbe voluto l’allora trentunenne Sophia Loren: ma quest’ultima come poteva, a quell’età, essere credibile nei panni di una diciassettenne? Meno male che Lean si oppose alla volontà di Ponti e preferì scegliere la meravigliosa Julie Christie per impersonare Lara. All’epoca la Christie, con i suoi occhi azzurri come il mare e i suoi capelli biondi come il grano, era di una bellezza incomparabile, tanto da essere, secondo chi scrive, la più bella attrice mai apparsa sugli schermi cinematografici.
Con il suo fascino etereo e senza tempo, la Christie batte la concorrenza di colleghe del calibro di Ingrid Bergman, Brigitte Bardot, Ava Gardner, Gene Tierney, Natalie Wood, Catherine Deneuve e Charlotte Rampling, che, pur essendo incantevoli, in una classifica sulle più affascinanti dive del cinema mondiale si dovrebbero accontentare di lottare per il secondo posto.
Ragguardevole anche l’apporto del reparto tecnico, dal direttore della fotografia, Freddie Young, che sfrutta magnificamente il formato Panavision, agli scenografi, John Box, Terence Marsh e Dario Simoni, che nel ricostruire in Spagna, Finlandia e Canada la Russia dell’inizio del ventesimo secolo compiono uno straordinario lavoro che raggiunge l’apice nella creazione del palazzo ghiacciato (un capolavoro di rara magnificenza che rimane impresso nella memoria dello spettatore) in cui si rifugiano i due innamorati per vivere il loro amore proibito, passando per la costumista, Phyllis Dalton, a cui si devono gli impeccabili abiti di scena indossati dai protagonisti.
Non si può parlare di questa imponente opera senza spendere due parole sulle sublimi musiche composte da Maurice Jarre, che qui firma la partitura più trascinante e struggente della sua carriera (il celeberrimo “Tema di Lara” scioglierebbe anche il cuore più duro), dando così un contributo fondamentale all’ottima riuscita del film, che grazie alle immortali melodie del compositore francese e alla magistrale regia di Lean rappresenta uno degli esempi migliori del connubio tra musica e immagini.
L’insieme di tutti questi elementi contribuisce a fare del “Dottor Zivago” un kolossal grandioso, premiato da un considerevole successo di pubblico e vincitore, nel 1966, di cinque Oscar (Miglior Sceneggiatura Non Originale, Miglior Colonna Sonora, Migliori Costumi, Miglior Fotografia e Miglior Scenografia), che contiene diverse scene indimenticabili, come quella della pacifica manifestazione di protesta repressa nel sangue e quella del tram (quest’ultima genialmente citata da Nanni Moretti in “Palombella rossa”, 1989), e che a distanza di tanti anni riesce ancora ad emozionare e coinvolgere profondamente, tenendo incollati allo schermo per oltre tre ore senza annoiare mai.

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8 Settembre 2014 in Il dottor Zivago

Che pesantezza, la vita.
Per la prima volta mi sono dovuta fermare. Diciamo che mi sono parecchio forzata per continuare a guardarlo, e ci ho messo ben tre giorni, l’ho diviso in più parti così da non cadere in un sonno profondo simile alla morte. E se all’inizio ero motivata a leggere il romanzo di Pasternak, adesso che Dio me ne scampi.
Zivago adorabile, affascinate, brav’uomo, veramente una bella persona, senza contare che Omar Sharif è sempre stato un uomo molto fascinoso, di classe, come molti attori della sua epoca.
Larissa l’ho trovata odiosa, invece, una che, tutto sommato, la vita se la complica da sola. Non ho capito dove finisce la ragazzina ingenua e dove comincia la “donna da letto”, so solo che facendo scelte migliori avrebbe risparmiato tante sofferenze a sé stessa e a noi.
D’altronde questa lenta agonia mi era stata preannunciata da mia madre che, entrando in camera e guardando lo schermo, ha esordito: “tanto finisce male!”.
Non che io abbia qualcosa contro i non-lieto fine, sia chiaro, anzi.
Comunque è un bel film, vorrei davvero cliccare l’ottava stellina, ma non ci riesco, sarei disonesta. Non sono riuscita ad apprezzarlo, nonostante la bella regia e le scenografie fantastiche, nonostante l’ottima recitazione e la trama fitta. Non ce la faccio proprio. Mi fermo a sei, magari riguardandolo, un giorno, lo apprezzerò come merita (dicono).

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