Recensione su Django Unchained

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Tarantino non delude / 18 gennaio 2013 in Django Unchained

Tarantino si cimenta per la prima volta nella regia di uno ‘spaghetti western’, riuscendo a non deludere le aspettative del pubblico. Il film rappresenta un tributo alla pellicola di Sergio Corbucci, anche se dell’originale ‘Django’ risulta esserci ben poco a partire dalla trama drasticamente modificata e dalla scelta di ambientare la nuova storia in un contesto temporale inusuale, ovvero gli anni precedenti alla guerra civile americana, dando al regista la possibilità di esplorare uno dei soprusi più terribili della storia degli Stati Uniti, la schiavitù.

Particolarmente indovinate risultano le scelte dei vari attori, sia principali che secondari. La sbalorditiva interpretazione dell’austriaco Christoph Waltz, già diretto dall’eclettico regista in ‘Inglorious Bastards’, si amalgama perfettamente con la versatilità di Leonardo di Caprio. Decisamente positiva anche la performance di Jamie Foxx, alle prese con il difficile compito di non cadere nell’ombra dei due eccezionali attori, pur essendo il protagonista. Merita una menzione anche Samuel L. Jackson, già interprete in Pulp Fiction e Jackie Brown, apparso per un cameo in Kill Bill vol. 2 e come voce narrante in Bastardi senza gloria,

Ultimo traguardo nella costante evoluzione artistica delle opere di Tarantino, ‘Django unchained’ si rivela perfettamente in linea con lo stile dei film precedenti. Il regista statuniteste dimostra ancora una volta la straordinaria capacità di fondere tragedia e commedia, abusi e divertimento, attraverso scene surreali e dialoghi stupefacenti riuscendo a non confondere o annoiare lo spettatore, condannando e deridendo allo stesso tempo la violenza.

Un unico interrogativo rimane nell’aria una volta finiti i titoli di coda: com’è possibile che Leonardo di Caprio ancora non abbia vinto un Oscar?

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