Recensione su Pranzo alle otto

/ 19347.86 voti

Cocktail di zucchero e veleno / 15 Marzo 2016 in Pranzo alle otto

Non esiste miglior definizione di dramedy per inquadrare questa stupenda pellicola di Cukor, con l’aggiunta che si tratta di un pre-Code, ovvero un film precedente al famigerato Codice Hays che castigava abiti e situazioni, quindi ancora felicemente e liberamente sensuale e scollato. La drammedia (in italiano suona maluccio…) americana dosa con sagacia elementi tragici e frivoli, come un cocktail zuccheroso ma letale; in questa perfetta scrittura teatrale stesa a quattro mani dal geniale George S. Kaufman e da Edna Ferber – degnamente sceneggiata da Herman J. Mankiewicz e Frances Marion – emerge tutto il talento cristallino degli scrittori dell’epoca. La trama si dipana attraverso più strade con il tema dominante della crisi; quella finanziaria che coinvolge Oliver Jordan (un calmo, elegante Lionel Barrymore) e la stella del palcoscenico invecchiata Carlotta Vance (una suprema e disincantata Marie Dressler), quella di coppia tra la frivola Kitty (la farfalla di Hollywood Jean Harlow, così leggera e così effimera, destinata tragicamente a morire presto) e il rampante Dan Packard dai modi villani (Wallace Beery), quella professionale ed esistenziale dell’attore alcolizzato Renault (un magnifico John Barrymore in una sequenza di dolorosa prostrazione, impietosamente prolungata) e quella giovanile di una malinconica Madge Evans. Gli intrecci sono molteplici e tutti ben congegnati, si ha davvero l’impressione di un lavoro di fino, una cesellatura attenta e scrupolosa che conduce fino al gran finale, un allegro rendez-vous con soluzioni conclusive certo più concilianti di un velenoso Renoir (cfr. “Le regle du jeu”), ma che tutto sommato non guastano per stucchevolezza.

Lascia un commento

jfb_p_buttontext