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Recensione su Diaz - Don't clean up this blood

/ 20127.4275 voti

28 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Da questo film mi sarei aspettato molto di più, sia per il budget a disposizione, sia per il valore morale che avrebbe dovuto avere l’opera.
Tecnicamente è un disastro sotto tutti i punti di vista… già all’inizio vediamo un filmato “applicato” sul monitor di una videocamera, che sembra fatto da un ragazzetto alla lezione 2 di post-produzione di base.
Uscendo dal discorso tecnico la situazione non migliora. Viene rappresentata una Genova “tranquilla” e con aria quasi di festa, i ragazzi davanti alla Diaz che sono belli freschi e rilassati, quasi come fossero in campeggio. Beh, l’atmosfera di quel tardo pomeriggio/sera era molto diversa. La figura del poliziotto “buono” dentro la Diaz è la cosa meno credibile che abbia mai visto, forse al pari della scena del barista che lascia le chiavi del locale a tre perfetti sconosciuti…
I poliziotti del reparto celere sono visti come entità e non viene approfondito un minimo nessuno dei personaggi -se non quello buono- ed in questo modo lo spettatore non si immerge nella “umana” che la pellicola voleva trasmettere in certe situazioni, perchè non puoi avere rancori verso entità astratte.
Tralascio il discorso puramente politico -anche se una pellicola del genere dovrebbe essere letta anche in chiave politica- del fatto che dal film sembra quasi che il massacro alla Diaz sia stato un colpo di testa di un paio di poliziotti e che non si trattasse di ordini impartiti da molto in alto.
Boh, che dire… sulla carta poteva essere un bel lavoro ma si è trasformato in un film facilone che forse può emozionare qualche ragazzino, niente di più!

8 commenti

  1. cellophane / 12 gennaio 2013

    Critiche così accanite mi sembrano poco giuste, non meritate. Sull’aspetto tecnico non sono in grado di pronunciarmi, però a livello di contenuti credo che vicari abbia svolto un lavoro nel complesso meritevole. Si tratta di un film di finzione. Non è un documentario, e credo che questo sia quanto essenzialmente sfuggito ai detrattori. È una RAPPRESENTAZIONE di ciò che accadde. Penso sia ragionevole comprendere che qualche semplificazione fosse necessaria.
    Qual è lo scopo di un’opera del genere? Avvicinare il grande pubblico alle vicende di una pagina nerissima della nostra storia recente. Dico “avvicinare” nel senso di rinverdire la memoria: certamente tutti sanno della Diaz, eppure quanti si sono negli anni successivi al g8 interessati ai processi? Insomma, il merito indiscusso del film a mio avviso è aver ri-portato all’attenzione nazionale un dibattito che presso la gente comune, diciamo così, era sopito, se non inesistente. (Quello che chiami “poliziotto buono” tra l’altro era effettivamente il responsabile del reparto).
    Poi che dire, le impressioni che si ricavano sono soggettive, a me l’atmosfera di tensione è arrivata distintamente, e approvo la scelta di non aver approfondito qualche personaggio- celerino perché mi chiedo quale profondità psicologica possano mai vantare simili macellai. È mostrata con chiarezza la pressione sulle forze di polizia in quei giorni, altrettanto chiaro come tutto sia stato architettato molto in alto.
    Mi sembra un film definibile in ogni modo tranne che “facilone”. È vero, si insiste molto sull’ elemento emozionale, è vero, c’è il giornalista bravo, il nonno buono e la ragazza bella, ma non riesco a vedere tutto ciò come stridente. Fu così che andò. Io apprezzo il lavoro di vicari e in qualche modo gli sono grata. Non mi pare che prima di lui una folla di gente si sia imbarcata in un simile progetto.

    • Tahoo / 12 gennaio 2013

      Mi ero ripromesso di non parlare del punto di vista politico del film, ma forse serve fare almeno un accenno. Ti assicuro so benissimo il nome del “poliziotto buono”, è la stessa persona che dentro la Diaz ha spinto il massacro e poi ha coperto quello che era successo. Solo a distanza di tempo ha fatto il mea culpa e ha detto come sono andate veramente le cose, quindi mostrarlo come quello che salva le ragazze nella macelleria mi sembra alquanto buonista. Poi, come conosco il nome del poliziotto, conosco anche di persona quelli che definisci “il giornalista bravo, il nonno buono e la ragazza bella” perchè ho avuto modo di intervistarli personalmente, e credo che per onestà intellettuale se utilizzi dei personaggi reale e ben definibili, devi attenerti a come sono andate le cose anche in una fiction… altrimenti ti inventi il punto di vista e la storia di personaggi creati da te stesso e racconti il tuo punto di vista. Non mi venire a dire “Fu così che andò” altrimenti credo che non hai le idee ben chiare di cosa è successo in quei giorni. Ti posso assicurare, sia per esperienza personale (ero a Genova ma per fortuna non dentro la Diaz) sia per aver seguito assiduamente le vicende processuali, che le cose non sono proprio andate così, ma quello che è stato mostrato è un mero tentativo di mediare i fatti realmente accaduti.
      Personalmente ritengo che se fai un lavoro così importante sulla memoria sei obbligato a non mediare le cose per fini puramente economici/politici/narrativi o quel che ti pare, altrimenti rischi di cadere nel ridicolo allo stesso modo di Spike Lee che vuole spiegarci che delle stragi naziste siano colpevoli i partigiani.

      • yorick / 12 gennaio 2013

        Sei sicuro che “Miracolo a sant’Anna” voleva spiegare questo? :/

        • Tahoo / 13 gennaio 2013

          Ma certo che il film non si basa su questo, ovvio… ma veniamo alla ricostruzione della causa del massacro.
          Un gruppo di partigiani uccide dei tedeschi, i tedeschi danno la caccia alla brigata e, grazie ad un partigiano traditore. organizzano una rappresaglia a Sant’Anna sicuri che la brigata in questione si consegni agli occupanti. La brigata non si consegna e il comandante ordina il massacro. Ok, questo detto in due parole.
          Adesso, cosa c’entra questa storia con il vero svolgimento dei fatti? Nell’agosto del 44 i partigiani non erano più in quella zona e sicuramente non c’è stata nessuna azione che possa minimamente aver fatto scaturire una rappresaglia, non c’è stato nessun traditore e, cosa molto importante, nessuno avrebbe potuto evitare la strage consegnandosi, in quanto i tedeschi hanno ordinato l’eccidio per pura (se così si può dire) tattica militare, per dare un esempio alla popolazione di cosa poteva accadere a chi aiutava la resistenza. Naturalmente queste non sono mie personali opinioni, ma è il resoconto storico dei fatti.
          Ora, sicuramente mi puoi rispondere che un regista (o forse è meglio parlare di writer, in questo caso James McBride) è libero di rimodellare le storie a proprio piacere in quanto non è nè uno storico nè un documentarista, e su questo sono pienamente d’accordo. Però, dal mio personale punto di vista, quando vengono rappresentate storie realmente accadute e riconducibili ad eventi o persone ben precise, per onestà intellettuale le possibilità sono due: ci si attiene ai fatti storici (e magari si lavora sul coinvolgimento emotivo e l’introspezione dei personaggi, oppure si tolgono tutti i riferimenti ad un dato evento specifico, Nel caso di Miracolo a Sant’Anna bastava chiamarlo Miracolo a Canicattì, togliere ogni riferimento diretto all’evento e raccontare di una possibile rappresaglia nazista, tutto qui.

      • cellophane / 12 gennaio 2013

        premetto che io per ragioni anagrafiche mi sono interessata ai fatti di genova ben dopo il 2001, e mi sono basata su ciò che sono riuscita a reperire essenzialmente su internet. Credevo di avere un quadro abbastanza corrispondente alla realtà, ad ogni modo la mia conoscenza dell’argomento rimane a livelli puramente superficiali, non ho mai letto atti processuali. Vista la tua conoscenza sull’argomento alzo le mani, il punto di vista “versione edulcorata” probabilmente sarà appropriato, però non so, continuo a pensare che per una trasposizione cinematografica non rappresenti una colpa “mediare i fatti”, il regista è pur sempre una persona che inevitabilmente dà una propria interpretazione, anche all’interno di vicende che potrebbero sembrare oggettivissime (e per quanto ne so vicari si è documentato più che accuratamente; anche lui ci ha parlato, con i protagonisti veri della diaz… e davvero non credo che avesse chissà quali secondi fini).

  2. qui siamo al delirio più totale. tutti ne sanno più degli altri sul g8…complimenti certo.
    peccato che neanche la gran parte dei celerini buttati nella mischia ne sapessero molto più di noi (vedi placanica); oppure i tanti andati lì per fare un po’ di casino come spesso succede alle manifesta (vedi giuliani).
    il vero problema di questo film, che ho smesso di vedere dopo mezz’ora per un acuto prurito verso la mia coscienza, è che risulta assolutamente inferiore alle immagini, al found footage rimontato in molti, e straordinariamente più,efficaci, documentari relativi a quei tristi giorni.
    ps: spike lee che incolpa i partigiani delle stragi? ecco uno che è talmente obnubilato dalla propria, idiota e pauperistica, ideologia da non vedere al di là del proprio naso.

    • Tahoo / 13 gennaio 2013

      …e questo è il motivo per cui ho evitato di analizzare da un punto di vista politico il film, proprio perchè mi aspettavo il fenomeno di turno (e già l’immagine dell’avatar ne è un bel biglietto da visita) che volesse intavolare una discussione politica molto fuori luogo su questo sito.
      Caro il mio campione di bla bla bla, non prendo minimamente in considerazione il tuo intervento perchè, oltre ad essere del tutto fuori luogo su queste pagine, non mi sembra degno considerazione nemmeno se fosse stato scritto su altri lidi.
      Per quanto mi riguarda ti puoi pure rimettere la pallina rossa sul naso, le scarpe extra large, il cerone bianco sul viso… e puoi tornare in pista a fare ridere grandi e piccini tirandoti le torte in faccia.
      …e con questo spero vivamente di avere chiuso il discorso con te, grazie!
      P.S. anche se non fosse chiuso eviterò accuratamente di mostrati interesse

  3. ho grande rispetto per i clowns…ho molto meno rispetto (disprezzo, anzi) per moralisti e ideologi che si prendono troppo sul serio. se ti fossi preso la briga di conoscere invece che giudicare sapresti che il mio avater non mi rappresenta ma è pura provocazione; del resto non mi aspetto molto da chi si auto-annulla per non tradire la propria fede e sentirsi parte della ideologia dominante: fascismo morale: ci hanno scritto libri sai? tu ne se schiavo, curati!!!

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