Recensione su Diaz - Don't clean up this blood

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5 Maggio 2012

Film davvero duro ma molto bello.
Ha pregi e difetti ma nel complesso è un film da vedere.

I difetti
La parte iniziale del film, pur lunga, non è molto curata.
Non inquadra bene le giornate di Genova, nè dalla parte del movimento nè dalla parte dei poliziotti.
La struttura molteplice e disorganizzata del movimento è evidenziata solo in una riunione in cui ognuno pensa solo alle proprie difficoltà vuoi di logistica, o di rapporti con la stampa o di ‘compagni arrestati’. La complessità del movimento, che andava dalle suore ai black block, non viene assolutamente evidenziata, si perdono lunghi minuti in telefonate, in logistica, in dialoghi poco significativi.
Anche dalla parte dei poliziotti non viene assolutamente evidenziata la durezza delle giornate di scontri, di insulti, di cariche e contro-cariche. Non si capisce il perchè di tanta tensione, vengono solo evidenziate diversità di vedute sull’utilizzo della forza ma senza una reale spiegazione.
Questo manca molto quando si giunge all’irruzione nella scuola.
O si saltava completamente e si lasciava al pubblico informarsi sui precedenti o si spiegava meglio.

I pregi
La parte dell’irruzione alla Diaz è veramente ben fatta: drammatica, angosciante, durissima.
La parte di Bolzaneto poteva forse essere più approfondita, ma quello che c’è è davvero shockante.
La ricostruzione ‘storica’ ottima: tutta basata sugli atti processuali e sulle testimonianze.
Le scene violente durissime, ma non fini a sè stesse.
Gli attori veramente in parte: dai ragazzi, fino ai poliziotti e ai dirigenti.
Insomma un film che davvero cattura, che ti fa vivere quello che purtroppo è successo veramente. L’equidistanza fra le varie posizioni è ottima: certo i poliziotti non fanno una gran figura ma così è stato, nemmeno i black block la fanno, prima devastano e poi se ne vanno quando sentono l’aria che tira.

E dopo la visione le domande e la rabbia.

Come è possibili che simili cose accadano in una democrazia occidentale nel 2001? Come mai gli uomini riescono a raggiungere simili livelli di abiezione? La violenza è insita in noi? La pietà c’è solo quando si sta bene? In guerra tutto è permesso e il nemico è sempre e comunque un sub-umano?
Per parlare più concretamente, io credo che la polizia debba servire a difenderci. Se qualcuno mi assale, mi deruba, mi offende, chiamo la polizia. Ma se sono i poliziotti a fare questo chi chiamo i carabinieri?! Noi permettiamo ad alcune persone di usare la forza, la violenza, le armiamo, le dotiamo di strumenti di offesa che possono provocare ferite, contusioni e anche la morte.
Noi li paghiamo, noi li autorizziamo. Va da se che dovrebbero essere controllati in maniera totale. Non possono esserci sbavature nemmeno piccole. L’abuso, l’errore, l’eccesso possono sempre esserci, ma vanno puniti e repressi in nodo esemplare.
Invece la polizia violenta fa gioco a tutti, al potere e al contro-potere.
E poi persone che fanno quello che hanno fatto alla Diaz andrebbero al manicomio criminale non in giro armati.
Quante volte nella vita abbiamo desiderato colpire qualcuno, e quante volte l’avremmo fatto se fossimo stati armati e non avessimo avuto paura delle conseguenze. Ma se anche ne avessimo avuto la possibilità avremmo continuato fino a vedere il sangue? Avremmo colpito giovani ragazze inermi per minuti e minuti fino a farle svenire? Avremmo spaccato braccia, teste gambe a persone inermi? Ancora peggio a Bolzaneto, dove non c’è neppure la scusante della foga, della velocità, della rabbia. Lì a freddo si insultano, umiliano, percuotono, persone inermi, colpevoli forse di aver fatto casino in città, si torturano sistematicamente per ore e ore.
Pensiamo a cosa vuol dire essere arrestati in italia se si è stranieri o drogati o comunque in fondo alla scala sociale.
Torniamo alla Diaz.
C’è chi dice che i poliziotti in fondo sono uomini, che erano stressati, caricati, al limite della sopportazione.
E allora? E’ il loro mestiere. Dovrebbero essere addestrati per questo.
Anch’io mi stresso con i miei studenti, ma questo non mi permette si essere, non dico violento, ma nemmeno scorretto.
Il poliziotto deve fermare i violente, non massacrarli.
E se nell’impeto della carica è impossibile distinguere i violenti dai pacifici, appena si rallenta deve intervenire il ragionamento.
Si trovano su youtube filmati di Genova in cui rappresentati delle forze dell’ordine (sigh) si accaniscono su persone a terra, continuano a picchiare per tempi incredibili. Ricordate il filmato del dirigente in borghese che prende a calci un ragazzino con lo zaino?
Mentre scrivevo questo cose ho guardato la puntata di Lucarelli sui fatti di Genova e ho capito un più le dinamiche degli scontri.
In linea di massima è andata così: corteo pacifico, i black block si infiltrano e fanno casino poi scappano, la polizia carica il corteo pacifico. Fin qui ci può stare, ma la carica non solo è indiscriminata come è da aspettarsi, ma violentissima, lunghissima, con inseguimento strada per strada dei manifestanti, arresti indiscriminati, percosse alle persone arrestate, e poi ‘l’inferno Bolzaneto’.
Una cosa che mi ha colpito nelle testimonianze su Bolzaneto è che nessuno dice “Mi sono ribellato e allora hanno infierito ancora di più” lo shock era talmente alto che nessuno si è ribellato.
Ho letto da poco Un giorno della mia vita di Bobby Sands, attivista dll’IRA morto nelle carceri inglesi, e lì si racconta di tutte le proteste messe in atto dai detenuti. Ma la loro era una lotta politica, erano pronti ed abituati alla violenza che praticavano anche loro.
Ma in Italia nel 2001 non pensiamo sia possibile. Dice una testimone:”Non riuscivo a crederci, credevo di essere in un incubo”. Viviamo tranquillamente la nostra vita, sicuri dei nostri diritti, ci preoccupiamo della scuola, della spesa, della macchina. E invece niente è sicuro, i nostri diritti possono essere calpestati impunemente da un gruppo di pazzi. Oltre a Genova molti, anzi troppi fatti di cronaca ci riportano a questa realtà: Aldrovandi, Cucchi, Uva…
Sono fresco di lettura di 1984 e a Genova si è realizzato il Ministero dell’Amore, dove la persona viene completamente annullata, umiliata, distrutta. La violenza della Diaz è così estrema che non ti permette nemmeno di farti forza, di pensare “sono dei bastardi ma io resto un uomo”, non permette di aiutarsi, di stringersi la mano, di consolarsi. A Bolzaneto tutti in piedi faccia al muro per 10-12 ore senza poter parlare, continuamente colpiti o insultati.
Il fatto che sia chi ti dovrebbe difendere che fa queste cose rende ogni protesta, ogni ribellione vana anzi impossibile, anche a posteriori perchè lo stato difende sé stesso.
C’è qualcosa che non va.
Bisogna rimettere l’uomo al centro delle cose. E bisogna riformare dal profondo le forze anti-sommossa. Non è una guerra è ordine pubblico, ripeto ordine. Ancora queste persone credono alla divisione fascisti-comunisti. “Zecche comuniste” li chiamano e fra questi un pensionato CGIL, un giornalista del Carlino… e in piazza: rete lilliput, emergency, scout, tute bianche, sindacati ecc. ecc. Almeno un po’ di notizie su chi si va a controllare. Una cultura di base! Il muro di Berlino è crollato nel 1989!!!

1 commento

  1. Stefania / 16 Ottobre 2012

    Bella analisi, complimenti! Pur non condividendo il voto finale attribuito al film, ho apprezzato decisamente molte delle tue riflessioni 😉

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