Recensione su Diarchia

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Vacuità, il tuo nome è Diarchia. / 16 maggio 2014 in Diarchia

Qualcuno mi spieghi, per favore, il senso di questo patinato cortometraggio.
Non tanto quello relativo alla sua risoluzione narrativa, invero comunque astratta e priva di un senso propriamente detto, quanto quello legato alla sua realizzazione.
Un’opera cinematografica non deve essere necessariamente giustificata, può esistere in quanto tale, in quanto espressione artistica, intendiamoci, ma questa messa in scena dal sapore élitario che, vista la location ed il cast, fa subodorare ingenti investimenti economici senza raggiungere alcuno scopo evidente mi ha lasciata quantomai perplessa.
La locandina, poi, per quanto evocativa ed elegante, richiama un morboso intreccio inesistente, ipotizzabile, forse, ma che di certo ha scarsa relazione con gli effettivi venti minuti di montaggio. Tutto, dalla lingua, il francese, adottato per i dialoghi alla composizione di questa immagine, che tanto richiama le atmosfere di The Dreamers di Bertolucci, sembra studiato in funzione di Louis Garrel: perché?
Inconcludente.

2 commenti

  1. icarus / 22 giugno 2014

    (spoiler alle porte!) Ad oltre un mese di distanza dalla tua recensione, @stefania, che registrai all’epoca più che altro come una segnalazione e del cui contenuto non credo fosse rimasta traccia nella mia mente (se non forse a livello inconscio chissà) non posso che rimarcare pressochè identiche perplessità.
    Persino riguardo la locandina, che ha giocato un certo ruolo nel ritardo con cui mi sono approcciato al corto, non avendo mai nutrito particolare simpatia per il film di Bertolucci…
    Ma cosa ci fanno lì quei tre pallidi esseri IGNUDI con i loro capoccioni in bella mostra? Posizionarli all’interno di un cucù a molla credo sarebbe stata un’alternativa altrettanto coerente…
    Il triangolo non viene mai veramente a compiersi, essendo la Rohrwacher null’altro che un’apparizione ectoplasmatica superflua pronta a sparire dietro la prima barriera, sia essa un apparecchio telefonico o una parete di casa… Tanto valeva lasciare che fosse il maglioncino abbandonato sulle scale a testimoniarne la presenza.
    Narrativamente parlando ad una prima parte in cui vengono gettate le premesse segue essenzialmente… un approssimativo nulla-di-fatto. Peraltro prevedibile all’ennesima potenza e poco credibilmente reso da Scamarcio.
    Ma dove pensava di andarsene con il corpo di quello spilungone? fargli fare un giretto in macchina per poi ripiegarlo ed infilarselo nel portafogli?
    Ed il finale? cosa starebbe a significare? che era tutto uno scherzo? la macchia di sangue sulle scale che Scamarcio (e…quanto sapevo che lo avrebbe fatto!!) cercava tanto con la mano, dunque era anche quella uno scherzo? mah…
    Riguardo al budget mi sa che hai subodorato bene: ho letto che sul bilancio la sola voce Location sia pesata intorno ai 105.000 EuRi…e per 6 soli giorni di ripresa!
    Una storia insulsa e mal resa per giunta: i temi del doppio, del confronto sociale, di questa tanto millantata “diarchia” non rimangono che delle intenzioni amorfe, adatte per lo più a riempire discorsi da festival..non capisco come mai abbia ricevuto un’accoglienza tanto calorosa, francamente non me lo spiego…

  2. Stefania / 26 giugno 2014

    @icarus: soldi letteralmente sprecati :/

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