Recensione su Detective Dee e il mistero della Fiamma Fantasma

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19 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo ovviamente nessuno è voluto venire a vederlo. Tsui Hark non è solo colui a cui è spettato l’ingrato compito di concludere la trilogia degli A better tomorrow dopo i capolavori di John Woo, ma anche un regista che ne sa potenzialmente un sacco ma poi negli anni si è un po’ sprecato.
Qui realizza il filmone, fantastico e sino-medievalisticheggiante. Deve essere nominata la prima imperatrice donna, moltissimi nemici tramano nell’ombra. Inizia una catena di assassini misteriosi, le vittime muoiono per autocombustione, prendendo fuoco. La regina ordina di liberare dalle carceri il Detective Dee, antico dissidente, per risolvere il caso. Aiutato dalla preferita dell’imperatrice e da un ca**o di investigatore circa più o meno albino, l’indagine ha inizio. Magia, metamorfosi fisiche, mondi sotterranei fantastici e popolati da mostri, che ricordano di brutto l’inferno dantesco (giuro a un certo punto arriva Caronte che guida la barca, su una specie di Ade), nomi esotici. Tutto ruota intorno alla costruzione di un Buddha di 220 m, che i cattivi vogliono far cadere sull’imperatrice durante l’incoronazione.
Ho letto come Tsui Hark fosse considerato una specie di Spielberg con gli occhi a mandorla, e in effetti qui più che mai il paragone c’azzecca, sembra una versione orientale di Indiana Jones, spaccone e magniloquente, nei mezzi e nelle catastrofi, nel crollo del Buddha, ma io perché dovrei ancora guardare i kolossal americani? Si esce tronfi e contenti, il Detective risolve il caso e si rifugia nel mondo sotterraneo delle tenebre; perché è stato avvelenato pure lui, e se andasse alla luce del sole prenderebbe fuoco e scoppierebbe. Bum.

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