Recensione su Devil's knot - Fino a prova contraria

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12 maggio 2014

Come si fa a dire che Devil’s Knot sia un brutto film?! Me lo chiedo, essendo io uscita quasi in lacrime dalla sala. E non solo per l’atrocità visiva e morale che bisogna sopportare in due ore di pellicola, ma per tutto il marcio che va oltre quelle semplici inquadrature e che da sempre e per sempre infesta le nostre società.

Devil’s Knot si veste da thriller, ispirandosi al celebre caso giudiziario dei Tre di West Memphis (citato anche in serie come C.S.I. e Californication) per sollevare temi scottanti, ben più politici e sociali di quanto ci si possa aspettare da premesse del genere.

Atom Egoyan prende in esame un efferato omicidio per raccontare una storia assurda, quasi incredibile, e smascherare così tutta l’incompetenza e la sommarietà investigativa dimostrata dalla polizia americana in quel caso specifico e che tutt’ora, infatti, non ha portato ancora a nessun risultato.

Un racconto da brividi, se non ci si dimentica che è basato su una storia vera e se si tiene conto di “come” siano state svolte quelle indagini. Considerazioni che potrebbero causare un sovraffollamento cranico di domande, sollevando dubbi e questioni sui sistemi giudiziari mondiali e sulla corruttibilità e la precarietà dell’essere umano in quanto tale. Riflessioni scomode per animali appartenenti alla specie, ma a che servirebbe un film del genere se non a questo!?

E’ difficile digerire che le convinzioni popolane e il bigottismo di paese abbiano potuto intralciare prove e distruggere piste per il ritrovamento dei veri criminali del disumano crimine consumato a West Memphis, criminali tutt’ora rimasti impuniti e in libertà.

Tutto per concentrarsi su una caccia alle streghe senza fondamenti. Per dare in pasto alla stampa e all’opinione pubblica del tempo, i cattivi che si aspettava. Dei ragazzi al di sopra delle righe, colpevoli solo di interessarsi all’occulto, vestirsi di nero e ascoltare musica metal. I maniaci psicopatici perfetti, per dei conservatori di periferia.

E per puntare a tutto questo non si è ancora concluso niente. Nemmeno a vent’anni distanza, dopo che Damien Echols, Jessie Misskelley Jr. e Jason Baldwin (interpretati da controparti fisicamente perfette) si sono fatti i loro begli anni di galera, fondati unicamente su ipotesi, prove indiziare manipolate e probabilmente fasulle.

E’ insopportabile per me rendermi conto che la mente umana sia così corruttibile, che i nostri credo possano offuscarci gli occhi davanti l’oggettività dei fatti. Ed è tanto più insopportabile scoprire che la polizia abbia dato peso solo alla soluzione più ovvia, senza badare mai alle grande lacune che costellano il caso, imprigionando delle persone probabilmente innocenti e arrivando a nominare persino la pena di morte. Già discutibile a priori, a mio avviso.

Devil’s Knot è un film di denuncia che dovrebbe dar da pensare, piuttosto che essere giudicato dalla copertina. Dalla sequenza di fatti che espone. Dall’insignificante interpretazione di Colin Firth, mai più mediocre di così.
Ma di questo possiamo non preoccuparcene, visto “il tutto” che c’è dietro.

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