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Recensione su Due giorni, una notte

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21 agosto 2015

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Film dall’argomento attualissimo che oltre alla precarietà del lavoro mette in risalto il rapporto tra gli operai della piccola azienda, tra solidarietà, egoismi e lotta tra poveri.
Bellissima la scena finale dove il proprietario alla fine propone a Sandra un reintegro fra un paio di mesi al posto di un collega a cui non verrà rinnovato il contratto perchè ha visto che il lavoro che prima veniva fatto in 17 adesso può essere fatto in 16. La protagonista risponde che non lavorerà al costo del licenziamento di un collega, il proprietario risponde che non verrà licenziato ma non riconfermato. La donna ribadisce che è la stessa cosa, il padrone no, a ribadire la distanza che si crea tra la vita reale (dove essere licenziati o non riconfermati significano che non si prenderà lo stipendio comunque) e il burocratese dietro cui si nascondono i dirigenti in questi casi.
Le etnie di provenienza degli operai sono le più diverse ma il senso di insicurezza profonda accomuna tutti.
Alla fine il film lascia un briciolo di speranza nel sorriso della protagonista, nella consapevolezza di aver fatto tutto il possibile e di essersi comportata con dignità.

Una piccola perplessità sulla scena del tentato suicidio, che nell’economia del film ha un peso assolutamente nullo.
Oltretutto una persona che tenta il suicidio non esce dall’ospedale in giornata senza parlare prima con psicologo e psichiatra. Poi dopo aver mandato giù tutto quello Xanax e una lavanda gastrica non è che si abbia molta forza per andare in giro come fa lei. Probabilmente una scena che si poteva benissimo eliminare.
Credo solo un tentativo di rendere più drammatica la narrazione, a discapito della credibilità.

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