Recensione su Detenuto in attesa di giudizio

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Benvenuti all’Inferno / 17 Agosto 2017 in Detenuto in attesa di giudizio

La discesa agli Inferi del geometra Di Noi (Sordi, premiato a Berlino con l’Orso d’Argento e, in Italia, con un David di Donatello) è uno dei ritratti più impietosi che Loy ha riservato alla macchina della burocrazia italiana, cieca, sorda, muta e, in sovrappiù, violenta.
Il piacere derivante dal potere meschino che trasuda da chiunque, nel racconto, abbia la possibilità di esercitarlo su un subalterno è raggelante: quando un secondino impone a Di Noi di chiamarlo “Superiore”, egli si domanda, sperduto: “Ma superiore a chi?”.
La legge non è uguale per tutti, perché è in mano al caso, all’errore, alla coincidenza, all’arte dello scaricabarile, disciplina in cui troppi eccellono sostenuti da un sistema volutamente complicato facile a bloccarsi grazie al famoso granello di sabbia.

Nota: la ricerca di Di Noi da parte della moglie, trottolante fra un ufficio e l’altro, preannuncia quella grottesca e tragicomica di Lina Sastri in Mi manda Picone (1984), però bisogna ammettere che l’imperturbabilità della consorte svedese è davvero inumana.

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