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Recensione su Detachment - Il distacco

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Una poesia dai versi cinici e forti, che ammalia per la sua sfrontata e disillusa bellezza. / 6 gennaio 2017 in Detachment - Il distacco

Film di Tony Kaye che offre lo scorcio di un sistema scolastico alla deriva. I suoi limiti, le sue fenditure.
Una diapositiva attenta a narrare con occhio arguto e nubiloso, inciso sul volto e sull’anima del protagonista, un nubifragio di emozioni, e il loro lento ed inesorabile distacco dal mondo. Un distacco costruito sull’emarginazione, e sul dolore.
Una poesia dai versi cinici e forti, che ammalia per la sua sfrontata e disillusa bellezza, celata nei piccoli gesti e nelle misurate parole.
La pellicola non indugia sullo spasimo; parte come una sorta di documentario, lasciando allo spettatore e al primo piano della camera, il compito di leggere fra le rughe del compianto e della commiserazione, che però genera speranza, redenzione, e non solo una folle discesa nel vuoto.
L’intero spettro di colori, nella fotografia, cede il passo ad un bianco e nero dilatato, allargato all’interno di un contesto mai depauperato del suo innato valore, incarnato più negli animi e negli ideali dei formatori, che nei sistemi di un’istituzione.
Adrien Brody, come il resto del cast, è impeccabile. La sua interpretazione ( a mio avviso, la migliore insieme a quella de‘’ Il Pianista’’ ) è la cosiddetta ciliegina sulla torta. Il valore aggiunto della pellicola.

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