Recensione su Ore disperate

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Ore disperate: passo falso di Cimino / 11 aprile 2015 in Ore disperate

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Mi duole criticare Cimino, ma trattasi di un film altamente imbarazzante per via della sua approssimazione.
Pur accettando il fatto che, probabilmente, l’intento del regista era quello di sublimare la narrazione propriamente detta dietro metafore varie (una certa critica alla middle class perbenista, per esempio, o la trasformazione della casa-rifugio in prigione dorata), non riesco a giustificare il pressapochismo della resa.
In primis, protagonisti e comprimari privi di qualsivoglia spessore, incolori anche se affidati ad attori di un certo pregio (vedi, Rourke e Hopkins) che, nonostante l’impegno, non riescono a dare una direzione ai personaggi, perlopiù spaesati, spesso isterici e/o gigioni, se non francamente inutili (figli e complici sembrano necessari solo sulla carta).

Risulta ahimé chiaro il tentativo oserei dire maldestro di instillare nel plot tensione sessuale: tutto scema, tutto si esaurisce, senza senso di continuità, mentre, all’opposto, parrebbe quasi logica una maggiore ambiguità, simile a quella sottesa da Il promontorio della paura di Thompson, per esempio.
In questo senso, il seno gratuitamente più volte al vento di Kelly Linch, le fregole di Rourke e la falsa spregiudicatezza della figlia di Cornell mi sono sembrati ancor più imbarazzanti.

Benché curiosa e a suo modo interessante, la deriva quasi western del finale e di talune sequenze girate in esterno è a mio parere totalmente scollegata dallo spirito del resto del film, un vero spreco: il lirismo sotteso dalla fuga di uno dei complici di Bosworth deflagra, letteralmente, nella sua ridicola uccisione, nella delirante scena delle “molestie” alle ragazze alla pompa di benzina.
Delusione.

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