Ti guardo

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Ti guardo

Caracas. Armando è un uomo solitario, gestore di un laboratorio di protesi dentali. Egli è solito adescare alcuni ragazzi per le vie della città, pagandoli perché lo seguano a casa sua, dove, però, l'uomo non fa nulla, se non guardarli. Un giorno, Armando fa la conoscenza di Elder, giovane membro di una gang di strada: il ragazzo segue l'uomo a casa ed inizia a frequentare l'abitazione. Tra i due, nasce un rapporto inaspettato da entrambi.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Desde allá
Attori principali: Alfredo CastroLuis SilvaJericó MontillaCatherina CardozoMarcos MorenoJorge Luis Bosque, Felipe Massiani, Auffer Camacho, Iván Peña
Regia: Lorenzo Vigas
Sceneggiatura/Autore: Lorenzo Vigas, Guillermo Arriaga
Fotografia: Sergio Armstrong
Costumi: Marisela Marín
Produttore: Rodolfo Cova, Guillermo Arriaga, Michel Franco, Lorenzo Vigas, Edgar Ramírez, Gabriel Ripstein
Produzione: Venezuela
Genere: Drammatico
Durata: 93 minuti

Lo rivedrò per bene, sicuramente. / 16 Febbraio 2016 in Ti guardo

Uno dei film che attendevo di più al Festival di Toronto (scritto da uno dei miei autori preferiti, Guillermo Arriaga) ma che non riuscii a vedere perché, avendo vinto il giorno prima il Leone d’oro a Venezia, trovai una fila interminabile e non riuscii a entrare.
Ora è finalmente uscito nelle sale italiane, ma per problemi d’orario non ho potuto vedere il finale. E quello che ho visto non mi ha convinto granchè.

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Poor little thing / 15 Febbraio 2016 in Ti guardo

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

In una chiassosa Caracas (Maracas? ok, mi sotterro) ci sta Armando che compra ragazzetti adò poveracci alla fermata del bus, li porta a casa, li fa spogliare e ci si masturba su, touchless. Arma ha un lab di prot dent (e la bru del ca ha un bu nella go), vive di solitudine, ricordo e odio macinato (capisci? Venezuela! Caffè! Luoghi comuni!) verso un riccastro che ogni tanto pedina e si suppone sia una specie di suo padre che manco lo conosce e… t’ho detto, ragazzetti, lui c’ha il cash. Uno di questi si chiama Elder, tipico bulletto di strada, povirazzo, che anziché spogliarsi lo colpisce al volto. Prendersi una statuetta di ceramica orribile in faccia scatena in Armando l’istinto paterno, o qualcosa del genere. Cura Elder quando viene menato, senza chiedere nulla, gli compra cose. E in amor vince chi fugge, per cui il rapporto, la parte di manico del coltello (non era una metafora sessuale!) a poco a poco si capovolge, con Arma che lo tratta da figlio e Elder, che è vita-vitale-vitamina, che vuole scopare e cerca un rapporto sempre più fisico. Purtroppo, alla fine si scopre il piano di Arma, il quale, come insegnava uno che conoscevo, punta a scopare il cervello al figlio della strada, in vista del twist finale. Tutto era pre-visto e vince l’odio, e lo iodio che servirà a Elder, il quale si sottende piglierà botte per tutta la vita → sei nato povero, ci resti. Messinscena di un rapporto tra solitudini e tra classi, tra solitudini di classe, squilibrato per i soldi con cui il vecchio compra e accudisce il ragazzo all’inizio, drogando la relazione. L’amore omosessuale è il climax, del cigno il canto, di questo legame, ma è vero, ma è finto, ma è entrambe le cose. Il tutto sui rumori della città, povera e viva come la carne, sui ricordi sfuocati custoditi nelle fotografie della casa di Armando, il quale sembra ma non può essere felice. In quanto povero, Elder potrebbe essere felice. Ma è povero (tiè), quindi se la prende, prosaicamente o letteralmente – e queste battute non si dovrebbero più fare – in quel posto u_u

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