Recensione su Der siebente Kontinent

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Miasmi / 19 marzo 2013 in Der siebente Kontinent

Cos’è questa puzza, questo tanfo che mi tormenta fin dal primo mattino?
È da tanto che la percepisco; dapprima fievole, un lieve olezzo, ma adesso sta diventando insopportabile.
Non ci è mai fregato troppo degli altri, che vadano a farsi fottere. In fondo abbiamo tanto, non ci manca niente, abbiamo tutto programmato, abbiamo chiari gli obiettivi da raggiungere; i nostri piani decennali sono a prova di bomba. Ma poi è arrivata la puzza. Prima pensavo venisse da fuori, che vaporasse dalle terre di marciume che ci circondano, poi da qualche parte della casa, della nostra bella casa. Ma ora sono arrivata alla conclusione che questo tanfo provenga da noi. Sì, parliamo, lavoriamo, compriamo, ammassiamo cose, ridiamo (poco, a dire il vero), ci nutriamo, ma siamo morti, ci stiamo lentamente decomponendo. Il marciume avanza e i miasmi sono insopportabili. Insopportabili.

Il primo film della trilogia della glaciazione, il primo lungometraggio di Haneke. Un pugno sulla bocca dello stomaco per chiunque abbia la voglia di vederlo: si rimane come impietriti, letteralmente senza parole.
La regia è asettica, chirurgica nello scandagliare la vita quotidiana di una famiglia come ce ne sono tante. Il regista coglie frammenti che non spiegano, non sono sufficienti a spiegare i motivi perché la storia evolva in questo modo. Un pianto soffocato, una richiesta di aiuto mascherata, uno sguardo assente: sono piccoli indizi, frammenti probabilmente rivelatori che qualcosa non va, che c’è un malessere profondissimo dietro la facciata di normalità. Una normalità comunque stomachevole.

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