Recensione su Terrore alla 13 ora

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B-movie d’autore / 19 Aprile 2016 in Terrore alla 13 ora

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il secondo lungometraggio di Francis Ford Coppola, successivo all’imbarazzante Tonight for Sure, è un horror-thriller prodotto dalla AIP di Roger Corman, alla cui corte si formeranno alcuni dei registi che cambieranno la storia del cinema americano in quella che di lì a poco sarebbe diventata la stagione della Nuova Hollywood.
È un classico b-movie alla Corman, con una sceneggiatura che punta tutto sulle scene truculente (almeno per l’epoca), fortunatamente attenuate dal bianco e nero. Una sceneggiatura banale ai limiti del commovente, come si può constatare già dalla prima scena, dove uno dei fratelli Haloran, John, mentre sta facendo un giretto in barca sul lago con la sua avida moglie, parla a quest’ultima della possibilità di non beccare un quattrino dall’eredità della madre di lui in caso di una sua prematura scomparsa, per poi essere colto da infarto un momento dopo. O ancora la scontata voce fuori campo che si affretta a dare spiegazioni là dove sono francamente ridondanti (scena della preparazione della valigia da parte della moglie di John, che cerca di nascondere l’incidente simulando l’improvvisa partenza di lui).
Eppure la sequenza iniziale della barca, che precede i titoli di testa, è un cult assoluto, anche e soprattutto grazie al magnetico brano rockabilly di Buddy Fowler & The Fads (talmente di nicchia che non è nemmeno segnalato su IMDB). Il pezzo è introdotto grazie all’espediente della radiolina a pile che John si porta dietro e che fornisce il pretesto al regista (che all’epoca aveva 24 anni) per un’intuizione interessantissima: la radiolina (che fino a quel momento aveva suonato il brano in loop) viene buttata dalla moglie nel laghetto, insieme al corpo senza vita del marito, fino ad emettere suoni indistinti che sfociano in una musichetta alla Dario Argento.
Una sequenza che, come si suol dire, da sola vale il prezzo del biglietto (anche se in teoria il film è ormai nel pubblico dominio) e che se si fa l’errore di guardarla una seconda volta porta ad una del tutto irragionevole dipendenza.
A parte tale exploit iniziale, il film prosegue poi in modo piatto tra l’elaborata ricerca della suspense e una recitazione non sempre impeccabile di attori semi-sconosciuti.
Spicca soltanto il caratterista Patrick Magee, l’inconfondibile interprete dello scrittore Frank Alexander di Arancia Meccanica.

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