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Recensione su Dead Man Walking - Condannato a morte

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Il dolore non ha colori / 9 ottobre 2017 in Dead Man Walking - Condannato a morte

L’esigenza di conoscere la verità come fondamento divino. È la solita storia: se di errore deve trattarsi, meglio condannare un innocente o liberare un colpevole?
Robbins vuole dimostrare come chi si trovi nel braccio della morte faccia parte di una regione sociale estremamente caratteristica: povera, esiliata e carente culturalmente. Importante,come per il protagonista di “Shawshank Redemption”,sia la pragmaticità la caratteristica più sorprendente della suora. Non il conforto, la compassione, la grazia. La pragmaticità.
Allo stesso tempo il condannato (la faccia di Penn è perfetta) mette in dubbio la scelta di vita della suora. Era necessario farsi suora per fare del bene agl’altri? È stata la scelta giusta? Tutti meritano il bene?
L’eccedere in alcune scene melense, un tono troppo compassionevole ed una serie di musiche struggenti non giovano però al film, il cui carico emotivo è già fortissimo di suo. Lo stile 90′ si evince in ogni fotogramma di pellicola, e no, non è un pregio.
Insomma “Dead Man Walking” è un film coscienzioso, responsabile, che riconosce che il dolore non ha fazioni, che la compassione non deve esser negata a nessuno, ma sopratutto che il bene deve sempre vincere sul male, su qualsiasi male.

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