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Recensione su Dead Man Walking - Condannato a morte

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Grande film / 21 settembre 2017 in Dead Man Walking - Condannato a morte

Matthew Poncelet (Sean Penn) condannato a morte per omicidio e stupro di una giovane coppia, decide di appellarsi ad una suora, Helen Prejean (Susan Sarandon) negli ultimi giorni che gli restano prima della morte. La suora viene a conoscere il condannato e si trova davanti una persona decisamene piena di sé, razzista, arrogante, ma, soprattutto, che professa la sua innocenza, perlomeno per quanto riguarda gli omicidi e lo stupro, in quanto si professa “soltanto” complice. La suora è in qualche modo colpita dall’incontro, e cerca, nonostante nutra inevitabilmente dei dubbi, di far giustizia ed aiutare, anche e soprattutto sotto un punto di vista spirituale, l’uomo. Gli appelli vengono bocciati e bocciati e quando Matt sceglie la suora come suo “consigliere spirituale” avrà il non facile compito di accompagnarlo nei giorni che restano, cercando di liberare l’animo di Matt dall’odio dentro di sé, nell’attesa di un improbabile ripensamento a proposito della pena di morte. Se per il condannato la situazione è pesante, lo stesso e magari anche peggio lo è per la suora, che si trova ad affrontare una situazione di grande delicatezza mai affrontata (ha sempre lavorato per i bambini e le famiglie povere, quindi questa esperienza del tutto nuova non può che coinvolgerla e sconvolgerla): tanto nel rapportarsi con Matt, che comunque mostra di nutrire realmente stima e rispetto per lei, tanto con la famiglia del condannato, che inizialmente si fida poco della donna, tanto che con le famiglie delle vittime, che considerano assolutamente inaccettabile che una persona di chiesa decida di stare, per così dire, “in mezzo”, cercando di portare consolazione tanto al condannato che alle vittime. Il film è molto emozionante, e tratta in modo decisamente intelligente e direi quasi inusuale una tematica molto discussa come quella della pena di morte, del diritto di togliere la vita ad una persona, a prescindere da cosa abbia fatto, dei rapporti umani che si distruggono e della ricerca in qualche modo di una via d’uscita, più spiritual che terrena. Al di là di come uno la pensi, il film vuole far riflettere senza, almeno secondo me, imporre in modo eccessivo un’idea, e questa l’ho trovata una cosa davvero positiva. Il regista Tim Robbins ha fatto davvero un lavoro encomiabile, aiutato da due attori di prim’ordine come Penn e la Sarandon, premiati per questa opera. Per quanto riguarda gli altri attori, da sottolineare la presenza, tra gli altri, di Peter Sarsgaard, R. Lee Ermey (proprio l’ex Hartman) e di un giovane Jack Black. Per me è uno dei film meglio riusciti sull’argomento, e consiglio a chiunque di guardarlo.

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