Recensione su Un sapore di ruggine e ossa

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E vabbè, ma lei non vale / 25 Agosto 2015 in Un sapore di ruggine e ossa

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Non ero andato a vedere questo film terrorizzato dall’effetto scafandro-e-farfalla del trailer. Tremo ancora al pensiero, temevo il film francese straziante. Ma non lo è, solo. In principio Alì se la gira, mortazzo di fame, col figlioletto appeso addosso. Trova una stabilità a casa della sorella, e lavoro come buttafuori. Conosce una troppo fica (e grazie, è Marion Cotillard), che tipo fa gli spettacoli con le orche all’acquafan. Le orche le mozzano le gambe (orca golosa!), disperazione di lei che si chiude in casa. A lui parte a questo punto il samaritanesimo ignorante, mentre poteva starsene a scopare la porcellissima e gnocca istruttrice di fit della palestra – che dai titoli di coda si scopre chiamarsi Irene Coito, maddai! Se la piglia sulle spalle e la porta in spiaggia al mare, rinascita e battesimo, lei rivede la vita. Andando in acqua mostra due superpere imbarazzanti. Lui intanto non perde occasione per mostrarsi dumb, o con, lavora nella sicurezza e intanto partecipa a clandestini incontri organizzati dagli zingari nei peggio pollai di periferia. Ne da più di quelle che prende. E ha questo dono speciale, gli telefonano tutti mentre scopa, perché è stupido e semplice, e se le fa tutte, lei compresa. Quando stanno per scopare senza amore: “faut que tu arrete de parler maintenant”. E stai un po’ zitta! Per riscaldarsi prima dei combattimenti da delle testate contro pezzi a caso della macchina. Intanto a lei vengono fornite protesi elettroniche piuttosto eleganti, e diventa la sua manager, con bastone e ciber-gambe diventa un personaggio di spicco del mondo dei combattimenti. Con tutto ciò la piega definitiva al racconto è determinata non da casini conseguenti i combattimenti, nono, ma per il lavoro seminormale. Dopo due ore e cinquantatre minuti ed essersi spezzato le mani prendendo a pugni un lago di ghiaccio, finalmente lui dichiara di aver bisogno di lei. Sì però stai zitta. C’è tanta roba oltre allo straziante, e l’incuranza incosciente di lui nell’affrontare i problemi è verosimile quanto cieca, sintomo di una vita vissuta sul momento che è del tutto verosimile. E c’è tanta sceneggiatura dietro, che permette un intreccio di storie e solitudini e disperazioni non banale pur legittimando in ogni personaggio la sua propria normalità. I ruoli si ribaltano spesso, chi era forte diventa debole e poi viceversa e poi ancora, il succo essendo che i vincoli e lacci con l’altro da sé sono a volte un peso ma quel che salva in fondo ognuno.
Cinici e riusciti gli effetti speciali per togliere le gambe alla Cotillard. E comunque c’era la RTBF anche qui! Oltre a esserci dentro la casa di produzione dei Dardennes e lui, Alì/Alain, è belga. Si vedeva?

4 commenti

  1. flenny / 30 Aprile 2016

    Adoro che spulci i titoli di coda (che poi, come in questo caso, danno sempre una gran soddisfazione!)… Per “samaritanesimo ignorante” meriti il titolo di neologista!

    • tragicomix / 3 Maggio 2016

      adesso ho provato a googlarla ma non esiste, ed essendo così gnocca non è possibile, ho il sospetto di essermelo inventato O_o

  2. icarus / 3 Maggio 2016

    (…pss-pss è perchè si chiama IRINA Coito, è russa e se non la riconosci è dovuto con tutta probabilità al fatto che durante quelle scene non ti sei soffermato molto a guardarle il viso 😉 ciao e scusate l’intrusione tschhhhh… http://www.kinopoisk.ru/name/2903183/ )

  3. flenny / 10 Maggio 2016

    la tizia ti ha tolto qualche diottria @tragicomix… 😉

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