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Recensione su L'ora più buia

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. / 3 dicembre 2017 in L'ora più buia

L’ora più buia del titolo è il lasso temporale che vide Churchill, appena nominato primo ministro, impegnato a gestire la patata bollente della strategia che l’Inghilterra dovette adottare per uscire dall’impasse dell’egemonia tedesca. Dunque, dato il tema, il film è una pellicola riflessiva, dove all’azione sono sostituite le parole e i pensieri della fase decisionale, ben rese da una sceneggiatura che lascia spazio alla proverbiale parlantina di Churchill, efficace e sarcastica, senza scadere nella macchietta e donando di tanto in tanto alla storia scorci di umana naturalezza che rendono facile empatizzare con il protagonista. I momenti più leggeri non sono basati su battute da risata sguaiata ma imperniati su sibilline frasi sarcastiche da accogliere col sorrisetto, alla Churchill maniera. Gary Oldman, neanche a dirlo, irriconoscibile e bravissimo, un attore totalmente al servizio del personaggio, è accompagnato da un cast in forma e dal comparto tecnico di fedelissimi di Joe Wright, il regista. I costumi della solita Durran e la colonna sonora del solito Marianelli sono tutti punti bonus che arricchiscono la pellicola permettendo di raggiungere quel livello lussuoso di cinema cui Joe Wright ha abituato il pubblico. Bellissime alcune scene, cinema puro (Churchill che osserva dalla macchina la vita londinese o che fa il suo discorso illuminato da una luce rosso panico) e attentissima la costruzione dell’inquadratura e la disposizione di luci e ombre (fasci di luce naturale molto suggestivi illuminano svariate scene oppure ombre truci circondano un puntino isolato, ovvero Churchill). Un biopic circoscritto e ben riuscito, dove gli elementi del cinema spiccano tutti ad alti livelli.

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