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Recensione su Nella casa

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18 settembre 2015

Come in altri suoi film che ho visto, Ozon dimostra una capacità quasi barocca di modellazione della storia, del personaggio, dell’immagine: non si tratta solo di raccontare una storia né di rendere un film esclusivamente artistico, si tratta piuttosto (a mio parere) di un blending molto equilibrato che appaga l’occhio (e l’orecchio e gli altri sensi) e al contempo mantiene alta l’attenzione per gli eventi. Ed è tutto sommato il nodo cruciale della trama: l’autore e la genesi di un’opera. Il Claude voyeur che vediamo sullo schermo è semplicemente un eidolon di Ozon e di ogni narratore che si rispetti, un narratore che se non avesse una curiosità quasi morbosa per la vita dei suoi personaggi – e degli altri – risulterebbe asfittico, pur con tutto il talento del mondo*. Ah, dimenticavo: il tema del ruolo dei maestri, sia quelli di scuola che quelli letterari, rimane come un cece sotto il materasso… Piccolo, abbozzato, ma non insignificante.
Insomma, per esser meno pedante: m’è ppiaciuto.

* Cosa che, con buona pace di Germain che lo definisce il sommo, io penso di Flaubert…

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