Recensione su Dancing on a Dry Salt Lake

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18 luglio 2014

Dancing on a dry salt lake

“In the Beginning, there was nothing, only song.And the Lord said, ‘Ssshh! Let there be light,’ and the song stopped.”

L’opera diretta dall’ italo-americano Dominique De Fazio è ricca di contenuti, egli come un Omero moderno canta le vicende di un cosmologo e della sua ricerca personalissima, spirituale. Il protagonista della vicenda è lo stesso regista che incarna Warner De Santis, cosmologo ossessionato dall’Origine dell’Universo. Lo troviamo in un periodo strano della sua vita: allontanato dal lavoro, lasciato dalla moglie (che avrà una relazione con il capo di lui) si incammina verso il deserto del Mojave. E’ distrutto, è solo, è perduto. Il deserto è il suo stato d’animo.

Comincia così una nuova vita, partendo da zero.. i suoi pochi beni, la automobile e lo stretto indispensabile per il suo lavoro, vengono distrutti dopo un incidente stradale al quale scampa miracolosamente. Destino vuole il nostro incontrarsi con una miriade di personaggi in un paesino sperduto. Lo spettatore, infatti, viene trasportato nel deserto del Mojave nei pressi del Searles Dry Lake. Di fronte ai nostri occhi notiamo un lago secco, un ambiente desolato, suggestivo. Il film, girato nei pressi della città di Trona indaga sulle Origini del mondo, sulla mitologia delle Origini, unendo così più religioni da Oriente a Occidente passando per miti e leggende propri dei Nativi Americani. Il regista/attore Dominique/Warner si ritrova distante ed allo stesso tempo vicino da quella modernità da lui abbandonata, una modernità presente ma in modo meno oppressivo. A Trona incontra una serie di personaggi ed incomincia un vero e proprio cammino spirituale perché per capire quello che succede oggi è necessario sapere quello che è successo ieri. La pellicola paterna e amata dal regista come un figlio, ha avuto uno studio di due anni prima della realizzazione: geologi, professori, membri della Nasa hanno contribuito alla sua realizzazione. Da molto tempo la Nasa, la “Goldstone Dee Space Communications Complex”, sembrerebbe aver identificato nelle zone limitrofe del deserto del Mojave l’origine del Mondo. La scienza dunque incontra le tradizioni dei Nativi Americani. Sia gli scienziati sia i nativi individuano in questo spazio il luogo d’Origine. Dominique De Fazio comincia il suo percorso proprio da questo. Dancing on a dry salt lake è la sintesi del percorso umano e spirituale del regista. Le esperienze accumulate durante cammino della sua vita sono servite a plasmare non solo gli attori provenienti dalla sua scuola (formati con il metodo De Fazio) ma anche e soprattutto a dar corpo al film. Il pubblico è reso partecipe di quella che è una ricerca di sé stessi, una ricerca che si muove fra spiritualismo e gag tragicomiche. Pedagogico ? Forse ma non credo sia questo il problema. Pochi autori oggi condividono con il pubblico una loro esperienza personale.

Se proprio bisogna criticare qualcosa è la presenza dei momenti comici in quella che, leggendo la trama dalle poche fonti che ne han discusso, doveva essere una pellicola puramente meditativa ma, badate, allo stesso tempo questa caratteristica rende l’opera più umana e comprensibile a tutti. L’alternarsi di momenti tragicomici a quelli prettamente spirituali e ricercati rendono il film un buon mix di generi. “Dancing on a dry salt lake” narra di esperienze umane in una fase storica in cui la religiosità o lo spiritualismo vengono sempre più associate al bigottismo.

Partendo proprio da quel “In Principio..” giudaico-cristiano fino a toccare il ritualismo dei Nativi Americani, si fornisce al tutto una spiritualità forte.
Il risultato finale è un prodotto autentico, fatto con il cuore, sincero, naturale come naturale è lo stile di vita dei personaggi incontrati. Fiduciosi gli uni con gli altri, surreali alcuni (Rafael Pò è quasi un rimando ad Edgar Allan Poe), più pragmatici e sofferenti gli altri. Dancing on a dry salt lake è uno di quei film che raramente trovano spazio all’interno dei Cinema, figuriamoci in un multisala. L’opera, prodotta ad Hollywood incontra attori americani ed europei ( soprattutto italiani con la formazione “De Fazio”), è tutta da scoprire.

DonMax

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