Recensione su Dallas Buyers Club

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Un ultimo retaggio / 20 febbraio 2014 in Dallas Buyers Club

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Dallas Buyers Club è uno di quei film in cui vengono denunciati i più tipici e comuni stereotipi omofobi. In una giungla di diffidenza ed estrema ignoranza , il protagonista, emblema di una società bigotta, è costretto invece, causa contrazione del virus HIV, ad avvicinarsi a un tipo di mondo completamente diverso dal suo. Un mondo verso il quale prova un profondo ribrezzo.
Più che avvicinarsi, viene catapultato, e per rispondere al più primitivo dei bisogni, quello della sopravvivenza, cerca di conoscere il suo nemico. E per questo si documenta, studia, e mette in atto un vero e proprio disegno bellico, il cui intento non è quello di abbattere il proprio antagonista, ma quello di aggirarlo, di confonderlo, per avere a disposizione più tempo, più attimi per poter respirare.
McConaughey in questa splendida interpretazione veste i panni di un uomo solo, che non si è mai visto dentro, e che per questo non sa riconoscersi. L’amicizia con il tossicodipendente Rayon ( ottima anche l’interpretazione di Jared Leto ), con la dottoressa Saks, l’impegno immesso nel suo tentativo di fornire famarci efficaci che invece il sistema non approva, non sono solo timidi tentativi di ricomporre la propria vita, ma rappresentano infine un ultimo retaggio. La prova infine che si è esistiti.

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